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San Francesco Patrono d’Italia, Mattarella: “Non arrendersi alla logica della guerra”

Written by on 04/10/2022

San Francesco Patrono d’Italia, Mattarella: “Non arrendersi alla logica della guerra”

Ad accendere la lampada votiva il Capo dello Stato a nome di tutti gli italiani. Card. Zuppi: "Lupo terribile della guerra sia addomesticato”

04/10/2022

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad Assisi (foto Ansa)

È arrivato, martedì mattina, ad Assisi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per partecipare alle celebrazioni in onore di San Francesco, patrono d’Italia. Ad accoglierlo, il custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni, la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei e la sindaca di Assisi Stefania Proietti. Presente anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Zuppi che presiede la santa messa nella Basilica superiore. Quest’anno, ad accendere la lampada che arde sulla tomba di San Francesco, è il capo dello Stato a nome di tutti gli italiani. A donare l’olio invece, la Conferenza Episcopale Italiana. Dopo la messa, dal loggiato del Sacro Convento Mattarella rivolgerà il tradizionale Messaggio alla Nazione. Ad offrire l’olio che alimenterà la lampada votiva, quest’anno, è la Conferenza Episcopale Italiana attraverso Caritas Italiana. Il dono – mille litri totali – proviene dalle diocesi di Bari-Bitonto e di Nardò-Gallipoli, in provincia di Lecce.

“Fratelli tutti” è il contrario della pandemia

Una festa, quella di quest’anno in onore del Santo poverello, in cui si è voluto ricordare le persone morte a causa del Covid. Nei giorni che hanno preceduto la festa, infatti, è stata lanciata una raccolta online dei nomi dei defunti italiani per il virus, affinché “vengano personalmente affidati al Signore per la preghiera e l’intercessione di San Francesco” ha spiegato fra Marco Moroni. Anche nella sua omelia, il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei che ha presieduto la celebrazione nella Basilica Superiore di Assisi, ha parlato dell’emergenza sanitaria.  “San Francesco – ha detto il cardinale – si mette in cammino perché lui per primo è ‘Fratello di tutti’ e non aspetta che lo diventino gli altri: compie lui il primo passo verso il prossimo. È il nostro Patrono ed è una gioia particolare, in questo tempo così segnato da tanta sofferenza e preoccupazione, trovarci qui con tutte le Chiese che sono in Italia e con il Presidente del nostro Paese, che rappresenta tutti gli italiani e le italiane”. “Fratelli tutti”, ha continuato Zuppi “è il contrario della pandemia del Covid. San Francesco è innamorato di Gesù: ascolta e mette semplicemente in pratica il Vangelo, solo il Vangelo e con la sua umanità ci insegna ad amarlo, a scoprine la gioia, la fraternità che genera, il senso personale e universale, la pace e il bene che accendono di amore tutto il creato e le creature. Il suo è un amore molto reale perché ama l’altro sempre. Ecco, oggi sentiamo la consolazione di essere con lui e di vedere la sua stella – ha proseguito il cardinale nell’omelia -. Abbiamo bisogno di luce, che vuol dire speranza. E il nostro Patrono ci fa sentire a casa e ci aiuta a guardare anche le difficoltà con la forza dell’amore. Nella tempesta della pandemia abbiamo sperimentato tanto buio, inatteso e prolungato. Non dimentichiamo questo. Non vogliamo dimenticare, come quando si vince il dolore rimuovendolo o divorandolo nella bulimia di emozioni che non diventano sentimenti, consapevolezza, scelte, umanità”.

Il ricordo delle vittime del Covid

Ricordando quanti sono morti a causa del virus, il cardinale Zuppi ha detto “raccogliamo oggi il testamento affidatoci da chi non c’è più per colpa del Covid. Alcuni dei loro nomi li deporremo accanto a questa lampada” che arde sulla tomba di San Francesco. “Li abbiamo raccolti – ha detto Zuppi – proprio sapendo quanta amarezza e sconforto ha generato non poter essere vicini a loro nell’ultimo tratto della vita. Ricordiamo tutti coloro i cui nomi portiamo nei nostri cuori e li affidiamo all’amore di Dio, perché siamo nella luce dell’amore che non finisce. Non sono più tornati a casa e non abbiamo potuto accompagnarli, come loro e noi avremmo desiderato. Per molti solo le videochiamate hanno rappresentato dei veri e propri testamenti struggenti. Resta l’amarezza lacerante per un discorso interrotto, lo sconforto che fa apparire tutto vano. Abbiamo capito che non si può lasciare nessuno solo e anche che il buio può essere sconfitto, pure solo con una piccola lampada di umanità. Sono state le luci che il personale sanitario ha acceso con i piccoli grandi gesti di umanità: consolando lacrime, stringendo mani, dando sicurezza, anche solo una carezza o uno sguardo”. Sottolineando l’importante lavoro di chi, nel corso delle fasi più dure dell’emergenza, ha svolto un ruolo decisivo nella lotta al Covid, il cardinale ha voluto ringraziare “quanti di loro come delle forze dell’ordine, dei farmacisti, operatori di carità hanno perso la vita per motivo del servizio, continuando ad aiutare nell’emergenza. Essi sono tra i giusti che ascoltano quelle tenere parole di gratitudine di Dio: ero malato e sei venuto a visitarmi, prendi parte alla gioia che non finisce. Ecco oggi siamo nella casa di San Francesco, Patrono dell’Italia, a ricordare, a ringraziare ma anche a scegliere perché non vogliamo dimenticare velocemente ‘le lezioni della storia’. Che non sia stato (il Covid) l’ennesimo grave evento storico da cui non siamo stati capaci di imparare. Ci aiuta San Francesco che non scappa dalla sofferenza, ma la affronta non per amore di essa, ma per amore della persona. Un amore così grande da sconfiggere la morte guardandola negli occhi e chiamandola ‘sorella’. A San Francesco in realtà sembrava cosa ‘troppo amara vedere i lebbrosi’. Usò misericordia, racconta lo stesso Francesco, e dopo essersi fermato con loro ‘ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo’. Vorrei che tutti provassimo lo stesso cambiamento – ha detto Zuppi – e quello che prima ci sembrava pesante, una privazione, un sacrificio impossibile, diventi invece motivo di dolce e consapevole umanità. Aiutare gli altri ci fa trovare noi stessi! È questo il giogo dolce e soave che ci unisce a chi per primo si è legato a noi, Gesù: un legame di amore che ci libera dal giogo pesante e insopportabile dell’individualismo. Se ne esce solo insieme! Le difficoltà non sono affatto finite”.

San Francesco per la pace

Il cardinale Zuppi non ha mancato di fare riferimento alla guerra e a rinnovare l’appello di Papa Francesco per la pace, ma anche la cura degli anziani, del creato e delle ferite psicologiche. “Il nostro Patrono, uomo universale, aiuti l’Europa a essere all’altezza della tradizione che l’ha creata e il mondo intero a non rassegnarsi di fronte alla guerra. Lui, amico di tutti, ci aiuti a sconfiggere ogni logica speculativa, piccola o grande, anonima e disumana, forma di sciacallaggio che aumenta le ingiustizie e crea tanta povertà – ha detto il cardinale Zuppi -. Fratelli tutti, ad iniziare dai più fragili, come gli anziani, che sono una risorsa e non un peso, che vanno protetti a casa dove conservano tutte le loro radici e ci aiutano a trovarle. Fratelli tutti che guardano al futuro, lo desiderano per gli altri lottando contro il precariato dei giovani, dando loro fiducia e sicurezza perché possano dimostrare le loro capacità senza paternalismi insopportabili. Futuro che chiede rispetto dell’unica casa, dell’ambiente, perché possiamo continuare a cantare la bellezza del creato. Curiamo le ferite profonde nascoste nelle pieghe della psiche, con la competenza professionale ma anche tessendo comunità e fraternità che donano sicurezza e fanno sentire protetti e amati”. Ritornando a parlare della guerra tra Russia e Ucraina, il cardinale ha detto “la nostra comunità è forte, ha tanta storia e umanità, per essa nessuno è straniero e insieme si trova il futuro che tutti desiderano. Con San Francesco crediamo che il lupo terribile della guerra sia addomesticato e facciamo nostro l’accorato appello di Papa Francesco indirizzato certo ai due presidenti coinvolti direttamente, ma anche a quanti possono aiutare a trovare la via del dialogo e le garanzie di una pace giusta. Come San Francesco tutti possiamo essere artigiani di pace. Ecco la luce della lampada che l’Italia intera accende oggi con il suo Patrono, perché tante luci rendano umana e fraterna questa nostra unica stanza che è il mondo”.

La presidente Tesei

A parlare di “una cerimonia straordinaria, dal profondo significato simbolico” è stata la presidente Tesei, secondo cui “le celebrazioni per San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, sono dunque occasione per ricordare quanto abbiamo vissuto, ma anche per vivere un momento di riflessione e preghiera in merito agli scontri bellici che si consumano nel cuore dell’Europa, come in altre parti del mondo. È necessario che la diplomazia e il dialogo diventino protagonisti affinché si possano affermare i fondamentali principi del rispetto e dalla Pace tra i popoli, così come ha affermato con forza Papa Francesco nel suo ultimo ed accorato appello a russi ed ucraini per un immediato cessate il fuoco”.

L’appello alla pace di Mattarella

Dopo la santa messa nella basilica superiore, nel corso della quale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha acceso, a nome di tutti gli italiani, la lampada votiva con l’olio offerto dalla Conferenza Episcopale Italiana, il Capo dello stato ha rivolto il tradizionale Messaggio alla Nazione. Mattarella, facendo eco al presidente della Cei, è tornato a chiedere la pace in Europa “non ci arrendiamo alla logica della guerra, ha detto. Parlando sempre della guerra, Mattarella ha fatto anche una riflessione sul ruolo delle religioni che – ha detto – tutte, hanno responsabilità nella costruzione della pace. Scavano fossati quando legittimano la violenza e il sopruso”. Le parole dei protagonisti di questa giornata, nel corso della trasmissione di Umbria Radio, Xl News.

 


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