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Più 3,8% del Pil da uso risorse Pnrr stimato in Umbria

Written by on 28/11/2022

Più 3,8% del Pil da uso risorse Pnrr stimato in Umbria

Il dato emerge dalla ricerca condotta dall'Aur. Atteso anche un miglioramento della situazione occupazionale

28/11/2022

pil umbria

La presentazione dei dati contenuti nell'ultima indagine sull'economia in Umbria condotta dall'Aur

Al termine del periodo di programmazione previsto nel 2026, l’utilizzo delle risorse del Pnrr innalzerebbe il Pil umbro di 3,8 punti percentuali rispetto allo scenario base (a partire cioè dal 2022). Dati in linea, se non maggiori, con le simulazioni fatte per l’Italia dall’Ufficio parlamentare di Bilancio (quota compresa tra 2,7 e 3,2 punti percentuali, a seconda del modello utilizzato). Dal punto di vista occupazionale, nello stesso quadriennio in Umbria si attiverebbero in media 4.235 unità di lavoro ogni anno, con stime che arrivano fino a cinquemila unità, delle quali oltre il sessanta nel settore delle costruzioni.

Sono i principali risultati che emergono dalla simulazione degli effetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza in Umbria realizzata dal nuovo Rapporto dell’Agenzia Umbria Ricerche per quantificare quali saranno le ricadute immediate delle ingenti risorse stanziate.

Effetto moltiplicatore del Pnrr sul Pil

“Questi dati fanno capire -spiegano i responsabili della ricerca- l’effetto moltiplicatore che può avere il Pnrr per l’Umbria nel periodo 2023-2026. Risultati,  che tengono conto dell’ipotesi che si riesca a spendere tutto lo stanziato entro il 2026. L’importo complessivo per l’Umbria ad oggi è quantificabile in circa 1,7 miliardi di euro: il venti per cento nel 2023, trenta per cento negli anni 2024 e 2025 e l’ultimo venti per cent nel 2026.

Gran parte delle risorse, verrà impiegata nel settore delle costruzioni, che da solo assorbe il sessantotto per cento del totale. Quote residuali afferiscono ai prodotti manifatturieri e ai servizi”.

La spesa prevista in Umbria per il 2023

L’Aur, ha operato anche una simulazione dell’impatto che deriverebbe dalla spesa, in Umbria, prevista nel 2023: ogni 100 euro investiti nella regione generano mediamente 92,3 euro di Pil, di cui 57,4 euro (il 62,3 per cento del totale) prodotti in Umbria (il resto va a beneficio delle altre regioni italiane) e 49,4 euro di valore aggiunto che resta in regione. Generano, inoltre, 36 euro di beni importati dal resto d’Italia e 16,6 euro dall’estero. Al di là dei numeri, più che le conseguenze economiche immediate prodotte da una serie di investimenti, è stato, infine, evidenziato, che l’impatto più importante generato dalle risorse del Pnrr per realizzare le opere previste è rappresentato dall’insieme di ricadute nel medio-lungo periodo a favore del sistema economico e sociale, che il modello presentato non riesce a catturare.

Possibili criticità

Il rapporto mette in evidenza anche le criticità.

“A rendere incerto il quadro di attuazione degli interventi -aggiungono i ricercatori- oltre allo slittamento dei tempi di attuazione dei progetti previsti, che accomuna l’Umbria all’Italia, intervengono alcuni rischi sopraggiunti a seguito del deterioramento della congiuntura. La scarsa convenienza economica di alcuni bandi, determinata dai rincari delle materie prime, energia in primis, rischierebbe di lasciare alcuni progetti irrealizzabili (è già successo che alcune gare d’appalto siano andate deserte per questo motivo). A ciò, si aggiunge la carenza di alcuni materiali che può ostacolare la realizzazione delle opere nei tempi previsti.

Lo stanziamento del Governo di nove miliardi di euro per contrastare gli extracosti e le ulteriori risorse previste per il 2023 per far fronte al rincaro dei prezzi rendono il quadro molto più complicato dal punto di vista del rispetto della tempistica, la quale di fatto sarà un parametro altamente variabile, tenendo conto delle elevate differenze di performance tra le pubbliche amministrazioni incaricate della realizzazione dei progetti”


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