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Per la Cna in Umbria crescono gli addetti delle imprese

Written by on 28/02/2024

Per la Cna in Umbria crescono gli addetti delle imprese

Aumento del 6,6 per cento a fronte di lieve calo delle attività

28/02/2024

imprese

La presentazione dei dati di Cna sulle imprese in Umbria

Dal 2019 al 2023 si è ridotto dello 0,6 per cento il numero complessivo delle imprese in Umbria ma è aumentato del 6,6 per cento quello degli addetti. È quanto emerge dall’indagine che Cna Umbria ha commissionato al centro studi Sintesi sul sistema imprenditoriale umbro.

“Il fenomeno della crescita dimensionale delle imprese umbre era già emerso timidamente negli anni scorsi, ma oggi è confermato dall’ultima rilevazione” ha affermato Michele Carloni, presidente regionale della Cna. “Dal 2019 ad oggi, infatti – ha aggiunto -, 289 micro imprese sono cresciute diventando piccole, mentre altre 72 da piccole sono diventate medie. Nel complesso il numero di addetti è aumentato in tutte le classi dimensionali. La crescita dimensionale è evidente soprattutto nella manifattura, nelle costruzioni, nei trasporti, nel magazzinaggio e nella comunicazione. La dinamica più interessante è sicuramente quella della manifattura che, nel quadriennio in esame, a fronte di una diminuzione di 255 imprese ha visto crescere l’occupazione di circa 3.300 addetti e aumentare dell’1,3 per cento l’apporto del settore alla creazione di valore aggiunto. L’incremento occupazionale maggiore è stato quello del settore costruzioni, ma in questo caso è cresciuto anche il numero complessivo delle imprese. Si tratta di dati importanti, che dimostrano da un lato la bontà delle politiche industriali della Regione a sostegno dei processi di innovazione delle imprese e, dall’altro, l’efficacia dei bonus casa”.
“È evidente – ha dichiarato Michele Fioroni, assessore regionale allo sviluppo economico – che il sistema imprenditoriale umbro si sta modificando. Le politiche regionali saranno sempre più rivolte al sostegno agli investimenti a ogni livello di impresa perché riteniamo che proprio attraverso gli investimenti si possa perseguire la loro crescita dimensionale. A sostegno di questa valutazione sono anche i dati sull’occupazione, che vedono una modernizzazione del mercato del lavoro che fornisce segnali incoraggianti su una diminuzione di rapporti precari e un aumento di contratti a tempo indeterminato. Apriremo sicuramente una riflessione su politiche incentivanti ad hoc per le partite Iva”.

“Tra il 2019 e il 2023 – ha spiegato Alberto Cestari, del centro studi Sintesi – il numero delle imprese è passato da 79.807 a 79.326 unità. Il numero degli addetti nelle imprese, invece, ha raggiunto quota 285.424. Quindi, a fronte di una riduzione minima del numero delle imprese attive, il sistema imprenditoriale ha dimostrato una trasformazione importante. Le imprese sono aumentate in termini numerici nei servizi tradizionali e innovativi e nelle costruzioni, mentre sono diminuite nel commercio, nell’agricoltura e nella manifattura. Le neo imprese continuano a essere per lo più ditte individuali, anche se si osserva un aumento della quota di società di capitali. Da un punto di vista numerico sono cresciute sia le piccole che le medie imprese, mentre sono diminuite le micro che, tuttavia, continuano a rappresentare il 94,7 per cento del totale, dando lavoro a 120.668 persone”.

“La trasformazione del sistema imprenditoriale che si sta registrando da alcuni anni – ha detto Roberto Giannangeli, direttore regionale Cna -, con una crescita dimensionale sia delle micro che delle piccole imprese, è un risultato attribuibile in parte alle politiche regionali, ma anche al pacchetto Industria 4.0, che ha incentivato gli investimenti in nuovi macchinari digitali, software e ricerca, per cui ci attendiamo che il governo emani a breve i decreti attuativi del piano Industria 5.0. Tuttavia, gli effetti della trasformazione in atto del sistema imprenditoriale umbro sulla creazione di valore aggiunto non sono ancora evidenti, perché qui incide negativamente il calo demografico in atto dal 2014, che in 10 anni ha fatto perdere alla regione oltre 36mila abitanti, di cui 1’80 per cento in età lavorativa, mentre è cresciuta la quota di popolazione anziana”.

Per Giannangeli “se vogliamo favorire la crescita delle imprese occorre manodopera specializzata” e occorre “riaprire la riflessione sulla necessità di aumentare i flussi migratori regolari”.


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