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Lavoro, impennata di cessazioni delle imprese in provincia Perugia

Written by on 22/01/2024

Lavoro, impennata di cessazioni delle imprese in provincia Perugia

Lo riferisce la Camera di commercio dell'Umbria, in base ai dati di Movimprese, secondo la quale però il sistema imprenditoriale si rafforza a livello strutturale, con un nuovo aumento delle società di capitali

22/01/2024

Un operaio

Un operaio

Impennata delle cessazioni delle imprese in provincia di Perugia, con l’Umbria che nel 2023 presenta un saldo negativo rispetto alle iscrizioni e per la prima volta dal 2009 e si piazza al penultimo posto prima del Molise. In provincia di Terni invece il saldo resta positivo. Lo riferisce la Camera di commercio dell’Umbria, in base ai dati di Movimprese, secondo la quale però il sistema imprenditoriale si rafforza a livello strutturale, con un nuovo aumento delle società di capitali. Per Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell’Umbria, “l’andata in negativo, nel 2023, del saldo iscrizioni-cessazioni delle aziende registrate nel Registro imprese, deriva essenzialmente da un incremento delle cessazioni, che erano in calo dal 2017, con l’eccezione del 2022”. “Un aumento delle cessazioni – aggiunge – concentrato in provincia di Perugia. Questo quadro fa pensare a un riassetto del tessuto imprenditoriale perugino con la chiusura di un certo numero di attività marginali, soprattutto nei settori tradizionali, come era d’altronde avvenuto in provincia di Terni nel 2022, quando le cessazioni crebbero a 1.007 dalle 893 del 2022, mentre quest’anno sono scese a 983. Questo per dire che la flessione nel 2023 di 139 imprese in Umbria, calo che non si verificava dal 2009, potrebbe essere recuperato nel 2024. E c’è da considerare che il tessuto imprenditoriale continua comunque nel suo rafforzamento a livello strutturale con una crescita dell’1,85% delle società di capitale”. La flessione a livello numerico – riferisce ancora la Camera di commercio – è di 139 imprese, frutto, rispetto al 2022, di un calo delle iscrizioni (da 4mila 077 a 3mila 975) e di un improvviso aumento delle cessazioni (da 3mila 877 del 2022 a 4mila 114 del 2023).

In termini percentuali

In termini percentuali il calo umbro delle imprese nel 2023 – rispetto al 2022 – è dello 0,15%, secondo peggior risultato d’Italia (peggio fa il Molise -0,55%). Nella nota si spiega che la flessione dell’Umbria non è provocata tanto a un brusco calo delle iscrizioni (che scendono, ma in linea con gli anni scorsi, marcando -2,5% sul 2022), quanto a un balzo delle cessazioni (+237, +6,11% sul 2022), dopo che erano state in calo ininterrottamente dal 2017, con l’eccezione del 2022. Secondo la Camera di commercio le iscrizioni e cessazioni però non sono tutto, perché a contare molto è anche il rafforzamento strutturale del sistema imprenditoriale, che in effetti in Umbria nel 2023 si rafforza con una crescita dell’1,85% delle società di capitale (il dato è comunque inferiore a quello nazionale, +3,1%), mentre il calo maggiore riguarda le società di persone (-1,46%). Giù anche le ditte individuali (-0,33%) e le “altre forme” (-0,33%). Il calo del numero delle aziende che si registra in Umbria nel 2023 è dovuto esclusivamente alla flessione in provincia di Perugia, dove le iscrizioni sono scese a 2mila 957 (-1,4%, erano state 2mila 999 nel 2022) e le cessazioni cresciute a 3mila 131 (+8,7%, erano state 2mila 870 nel 2022), per un saldo di -174 imprese (nel 2022 il saldo era stato +129). In provincia di Terni, invece, le iscrizioni sono scese da 1.078 a 1.018 (-60, -5,5% sul 2022) e le cessazioni sono invece scese da 1.007 a 983 (-24, -2,4%), per un saldo positivo di 35 imprese. Il più dinamico, in termini di crescita imprenditoriale, è il comparto delle costruzioni che, nonostante l’incertezza sulle prospettive dei bonus legati al mondo dell’edilizia che ha caratterizzato il 2023, alla fine degli scorsi dodici mesi ha contato 13mila 541 imprese in più rispetto al 2022 (+1,62%).

Segnali positivi

Bene anche le attività professionali, scientifiche e tecniche, che a fine 2023 presentano un aumento significativo di 11mila imprese, trainate da un “boom” della consulenza aziendale e amministrativo-gestionale (saldo positivo di oltre 6mila attività e una variazione relativa dell’8%). Anno positivo anche per il comparto della vacanza, in cui si contano 3mila 380 attività di alloggio aggiuntive (+5,13%) e 3mila 015 bar e ristoranti in più rispetto al 2022 (+0,77%). Alla crescita hanno contribuito “significativamente” anche le attività immobiliari, che a fine 2023 contano 5.197 imprese in più dell’anno precedente (+1,72%). A fronte di questi risultati positivi, i settori più tradizionali continuano a segnalare un restringimento della platea delle imprese. Per il commercio, il 2023 si è chiuso con una riduzione complessiva di 8mila 653 attività (-0,6% su base annua) ma, approfondendo l’analisi dei dati, si rileva come il processo di selezione in questo settore abbia riguardato essenzialmente il commercio al dettaglio, che nel 2023 ha perso quasi 7mila 700 unità. Nell’agricoltura, il bilancio di fine anno evidenzia una riduzione complessiva di 7mila 546 imprese (-1,05%) mentre la manifattura presenta una perdita complessiva di 2mila 962 imprese (-0,56%). Una performance, per quest’ultimo settore, che tocca tutti comparti con la sola eccezione delle imprese di riparazione, manutenzione e installazione di macchine ed apparecchiature (+1.137 unità), accompagnata da una sostanziale stabilità delle industrie di cantieristica navale, aerospaziale e ferro-tramviaria (+56), delle bevande (+37).


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