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Produzione di vino in calo in Umbria a causa della crisi climatica

Written by on 25/07/2023

Produzione di vino in calo in Umbria a causa della crisi climatica

Perdite fino al 70 % con la diffusione della peronospora che attacca i grappoli, dovuta alle piogge e all’umidità dei mesi scorsi, e ora al caldo torrido

25/07/2023

peronospora

Viti attaccate dalla peronospora a causa della crisi climatica

Ingenti i danni alle vigne dell’Umbria a causa della crisi climatica. E’ questo, quanto denuncia in una nota Cia-Agricoltori Italiani dell’Umbria. L’alternarsi di piogge eccessive con il ristagno dell’umidità, come quelle degli scorsi mesi, e il conseguente proliferare di malattie fungine e i picchi di caldo di luglio.

Meteo pazzo, che mette alla prova la vite e nei viticoltori desta forte preoccupazione per la vendemmia. Nello specifico la situazione è questa: gli agricoltori umbri che producono Sagrantino e Merlot, attestano perdite fino al settanta per cento della capacità produttiva.

Di una vera e propria emergenza parla Roberto Di Filippo, presidente di Cia Perugia e Anabio Umbria (associazione per l’agricoltura biologica), imprenditore vitivinicolo.

I danni per la crisi climatica alla vitivinicoltura

“Con l’attuale crisi climatica -spiega- che ha creato avverse condizioni, si sono purtroppo verificate situazioni favorevoli agli attacchi fungini, soprattutto di peronospora, abbastanza importanti. In passato ci sono state criticità simili, ma sicuramente questo è un pessimo anno per le produzioni di vino.

Per ciò che concerne il biologico ci sono poi situazioni diverse, a seconda delle zone e di molte variabili: in alcune aree umbre, ad esempio, le malattie fungine sono quasi nulle, mentre in altri casi ci sono perdite che vanno verso il cento per cento, tant’è che in questi appezzamenti non si passerà a raccogliere le uve.

A fronte di tutto ciò -conclude Di Filippo- è necessario guardare a politiche sul lungo termine con forme di intervento che possano garantire un aiuto concreto a tutti gli imprenditori colpiti. Bisogna, inoltre, fare molta attenzione a togliere quei pochi strumenti che ci permettano di controllare le malattie fungine, come il rame, che negli ultimi anni è stato oggetto di critiche e attacchi senza ragione”.

Per tentare di salvare il salvabile, Cia Umbria chiede la possibilità da parte della Regione di una deroga sull’applicazione cumulativa di massimo ventotto chili di rame nell’arco di sette anni, quattro all’anno, per quanto riguarda la coltivazione in biologico.

Ma tutto il comparto vitivinicolo, anche quello tradizionale, non è stato risparmiato, come conferma anche Giovanni Dubini, imprenditore agricolo dell’Orvietano, presidente regionale del Movimento Turismo del Vino.

“In Umbria -dice- si stanno verificando situazioni a macchia di leopardo che stanno lasciando uno strascico pesante, andando ad incidere su quantità e qualità dei raccolti. È presto per calcolare l’entità effettiva dei danni che questa stagione instabile sta provocando, ma l’evidenza è sotto gli occhi di tutti”.

Danni anche alle colture ortofrutticole

A peggiorare la situazione, ora, anche il caldo torrido con temperature bollenti sui campi, che mette ulteriormente a rischio alcune produzioni non solo di uva, ma anche di colture ortofrutticole.

Cia-Agricoltori Italiani dell’Umbria, ha richiesto e dato l’avvio ad un tavolo tecnico di crisi del settore legati e mettere al centro del dibattito un’emergenza diffusa e per cui occorre agire urgentemente mettendo in campo tutte le sinergie necessarie per una risoluzione efficace ed immediata.


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