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Perugia, condannata a venti anni la donna che uccise il figlio a coltellate

Written by on 24/05/2023

Perugia, condannata a venti anni la donna che uccise il figlio a coltellate

Riconosciuto il vizio parziale di mente alla 46enne ungherese: il delitto avvenne il 1° ottobre del 2021 a Po’ Bandino

24/05/2023

L'aula di Tribunale

L'aula di Tribunale

La requisitoria

Ricostruendo in aula quanto successo durante la sua requisitoria, la pm Manuela Comodi ha ricordato che a Bradacs il tribunale aveva revocato l’affidamento del figlio circa una settimana prima del delitto. Assegnando il piccolo in modo esclusivo al padre. Per l’accusa l’imputata ha agito “in modo consapevole e con piena premeditazione”. “Aveva scelto il luogo ideale per l’omicidio – ha detto Comodi in aula – e ha abbandonato il passeggino prima. Gli ha tolto poi la maglietta insanguinata e glie ne ha messa una pulita. Aveva consapevolezza di ciò che aveva fatto”. Per questo il pubblico ministero aveva sollecitato la condanna di Bradacs a 30 anni di reclusione, riconoscendo comunque l’attenuante del vizio parziale di mente. Alla richiesta si è associato l’avvocato Massimiliano Scaringella, che ha rappresentato come parte civile il padre del bambino.

La versione dei difensori

Secondo i difensori della donna, gli avvocati Luca Maori e Enrico Renzoni, Bradacs quando ha ucciso suo figlio era in tale stato mentale “da escludere la capacità d’intendere o di volere” e per questo ne avevano chiesto l’assoluzione per difetto di imputabilità, con applicazione della misura di sicurezza più idonea. “Le emergenze istruttorie – hanno spiegato i legali in aula – ci consegnano una realtà composita nella quale, da un lato, la paternità della condotta omicidiaria appare riconducibile all’imputata; dall’altro, l’imputabilità della medesima risulta compromessa da una grave patologia mentale presente anche al momento del fatto criminoso”. Per i difensori è “circostanza pacifica che Bradacs, al momento del fatto fosse affetta (e lo è tuttora) da una grave patologia psichiatrica” e a dimostrarlo ci sarebbe anche “l’assurdità delle azioni compiute immediatamente dopo l’omicidio del piccolo Alex, ovvero il fotografare il bambino appena ucciso e inviarne immagini e video al figlio maggiore e ad altri conoscenti, entrare nel supermercato e adagiare il piccolo sul nastro trasportatore della cassa e lo stesso girovagare per ore senza meta”.


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