Coronavirus, l’Umbria garantisce anche l’attività sanitaria no Covid

Written by on 30/11/2020

Coronavirus, l’Umbria garantisce anche l’attività sanitaria no Covid

Lo ha ribadito in video conferenza l’assessore regionale alla Salute, Luca Coletto

30/11/2020

Una corsia dell'ospedale di Terni

L'Umbria garantisce anche l'attività sanitaria no Covid

PERUGIA- L’Umbria garantisce anche l’attività sanitaria non collegata all’emergenza Coronavirus.  Lo ha ricordato oggi in video conferenza l’assessore regionale alla Salute, Luca Coletto.

Presenti all’incontro, anche il direttore alla Salute, Claudio Dario, i commissari straordinari delle Aziende sanitarie e ospedaliere della Regione, Marcello Giannico, Pasquale Chiarelli, Massimo De Fino, Gilberto Gentili.

“A differenza della prima ondata -ha spiegato l’assessore- quando sono state chiuse quasi tutte attività ambulatoriali, in questi mesi è andato avanti in maniera silente, ma operativa,  un programma di smaltimento delle liste di attesa realizzato a fine primavera inizio estate grazie ad un lavoro comune che ha visto impegnati  i  quattro Commissari  straordinari, il direttore  regionale alla salute e  tutti gli  operatori sanitari. E’ stato  fatto un grande lavoro soprattutto se consideriamo che nonostante tutto siamo arrivati a centotrenta posti di terapia intensiva, che sono stati attivati e sono operativi.

Rispetto alla prima fase, dell’emergenza Coronavirus dove seguivamo solo ed esclusivamente il Covid,  ora nella seconda fase,  abbiamo curato con particolare attenzione l’azione di screening e la specialistica ambulatoriale. I dati assolutamente incoraggianti, perché per quanto riguarda ad esempio lo screening, al mese di novembre abbiamo raggiunto il 90 % per cento di adesioni. Anche nelle visite specialistiche -ha concluso l’assessore – abbiamo avuto un ottimo recupero ed è rimasto indietro solo il 10 % rispetto al  lockdown“.

 “Oggi -ha riferito il Direttore regionale alla sanità Claudio Dario– diamo conto della restante attività no Covid perché abbiamo fatto una grande esperienza nella prima fase dell’emergenza Coronavirus  e abbiamo cercato di dare concretezza alle risposte di prevenzione di eventuali problemi che avevamo dovuto fronteggiare.

Nella prima fase -ha proseguito- c’era stato il blocco completo delle attività, perché sapevamo poco di questa patologia e avevamo problemi di conoscenza e gestione dei percorsi e delle modalità di isolamento. In questa seconda fase. invece, siamo in possesso di una tecnologia che ci ha permesso di lavorare con approcci preventivi  finché  i numeri ce lo hanno consentito.

Poi con la crescita esponenziale dei contagi, in Umbria come nel resto del Paese, il tracciamento non si è dimostrato più efficiente, ma avevamo  nel frattempo sviluppato una serie di strumenti e conoscenze che ci hanno comunque permesso  di affrontare in modo efficace la seconda ondata della pandemia,  che ha visto nella nostra regione un numero di contagi  dieci volte superiore alla prima fase  ed il doppio dei  ricoveri sia in terapia intensiva che ordinari.  Nella seconda fase, non solo non c’è stato un lockdown totale, ma all’interno delle strutture  sanitarie si è lavorato molto sulla  definizione dei percorsi, delle attività ambulatoriali e chirurgiche e si è riusciti a mantenere una quota di attività che ci ha consentito di non spegnere completamente il motore sanitario.

E’ comunque proseguita tutta la parte relativa alle vaccinazioni, agli screening,  le attività chirurgiche ambulatoriali, i day hospital oncologici, oltre al contenimento dell’urgenza. In questa seconda fase -ha concluso il Direttore regionale alla sanità- abbiamo mantenuto negli stessi edifici, con grande attenzione sulla  differenziazione dell’ attività Covid e no Covid,  l’assistenza anche agli  altri pazienti”.


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