I media umbri celebrano la 55° Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali

Written by on 20/05/2021

I media umbri celebrano la 55° Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali

Il "ministero del giornalista" e "lavorare la verità": due dei temi affrontati nel corso dell'incontro promosso dalla Ceu

20/05/2021

comunicazioni sociali

Alcuni partecipanti incontro umbro online 55a giornata mondiale comunicazioni sociali

PERUGIA – Domenica 16 maggio la si è celebrata la 55° Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, l’unica giornata istituita dal Concilio Vaticano II per riflettere su come rendere più efficace l’apostolato della Chiesa con l’impiego degli strumenti di comunicazione sociale. Anche i media delle otto Chiese diocesane dell’Umbria hanno celebrato la giornata attraverso un incontro online organizzato dalla Commissione regionale per le Cs della Conferenza episcopale umbra (Ceu), in collaborazione con l’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali di Foligno.

Pedalare con tenacia

A intervenire su alcuni aspetti del messaggio di papa Francesco agli operatori dei media dal titolo “Vieni e vedi (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come”,  il vescovo delegato Ceu monsignor Luciano Paolucci Bedini, il presidente dell’Ordine regionale dei Giornalisti dell’Umbria Roberto Conticelli e il direttore dell’Ufficio nazionale per le Cs della Cei Vincenzo Corrado. Hanno portato il loro contributo i direttori degli Uffici diocesani per le Cs di Foligno, monsignor Luigi Filippucci, di Gubbio, Daniele Morini, e di Spoleto-Norcia, Francesco Carlini, e alcuni giornalisti. Nel suo messaggio iniziale, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e vescovo di Perugia, ha preso spunto dal Giro d’Italia per invitare i giornalisti a “vivere la professione con passione e dedizione nel ‘pedalare’ con tenacia per tagliare i traguardi, soprattutto dei ‘gran premi della montagna’ che richiedono più fatica e di cui la vostra professione è costellata; traguardi che li raggiungete nel raccontare la verità dei fatti e nel promuovere la pace attraverso la narrazione”.

Il ministero del giornalista e il ministro della verità

Monsignor Bedini ha parlato del “ministero del giornalista” nel momento in cui viene svolto come servizio alla comunità. Inoltre, ha evidenziato il vescovo, “il ministero del giornalista dà all’operatore dei media e agli stessi mezzi della comunicazione sociale anche una profonda responsabilità educativa, perché spesso la modalità con cui i giornalisti entrano nella realtà e la raccontano fa scuola”. Alle parole del vescovo hanno fatto eco quelle del presidente dei giornalisti umbri Roberto Conticelli, nel definire l’operatore dei media “il ministro della verità, perché il messaggio del Santo Padre e le riflessioni di monsignor Luciano inducono a questo. Noi giornalisti dobbiamo sempre più lavorare la verità dei fatti, altrimenti non svolgeremmo al meglio il ministero che le circostanze ci hanno indotto a svolgere spesso anche in condizioni particolarmente difficili. La verità fa sempre bene e non può fare sconti quando viene raccontata da un buon giornalista, che rispetta tutte le regole deontologiche sulla professione e che attinge a quante più fonti possibili”. Il presidente Conticelli, sollecitato da alcuni interventi, si è soffermato sui fenomeni dello sfruttamento del lavoro giornalistico, dei tanti comunicatori social media che non possono essere definiti giornalisti e dei soprusi agli operatori dei media tra cui le cosiddette “querele temerarie”.

Giornalismo di prossimità

Sempre sul “giornalismo di prossimità” è intervenuto il direttore dell’Ufficio nazionale della Cei Vincenzo Corrado ricordando mons. Elio Bromuri, maestro del giornalismo cattolico umbro. Allo storico direttore del settimanale La Voce Corrado deve, come ha precisato, “un grande debito di riconoscenza: mi ha insegnato cosa significa concretamente vivere la prossimità attraverso la comunicazione e credo che la lezione di questi maestri di comunicazione delle Chiese locali, come don Elio, passi proprio dalla loro capacità di vivere il territorio in maniera piena e compiuta e di conoscere la realtà che viene descritta e raccontata. E’ fondamentale entrare in relazione con le persone a cui ci si riferisce. Questo, molto spesso, è uno dei grandi buchi che noi avvertiamo nelle nostre narrazioni, il fatto di non conoscere più la realtà che ci circonda perché manca una relazione a monte”.


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