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Commercianti delle ‘città santuario’ umbre delusi per i ristori del governo

Written by on 27/11/2021

Commercianti delle ‘città santuario’ umbre delusi per i ristori del governo

Per Confcommercio Assisi alle imprese è andato "metà di quanto aspettavano"

27/11/2021

Il centro di Assisi

Il centro di Assisi

Esprimono “delusione” per l’entità che considerano “irrisoria” del contributo a fondo perduto che toccherà loro come risarcimento per i danni prodotti dalla pandemia, gli imprenditori delle attività commerciali legate al turismo delle cosiddette città santuario, in Umbria, Assisi, Cascia, Preci e Orvieto.  “A fronte dei 10 milioni di euro stanziati dalla legge di bilancio 2021 per aiutare le nostre imprese, sono state presentate istanze per oltre 19 milioni di euro” denuncia Vincenzo Di Santi, presidente di Confcommercio Assisi.

Attività economiche

“L’Agenzia delle Entrate – aggiunge – ha portato a 51,6 la percentuale del contributo da erogare in favore delle attività economiche e commerciali svolte nei centri storici dei comuni dove sono situati santuari religiosi. Il risultato è che alle nostre imprese andrà la metà di quanto si aspettavano. La delusione, a questo punto, è veramente tanta. Noi chiediamo che la misura si rifinanziata, perché a fronte di perdite di fatturato che in alcuni casi sono arrivate addirittura all’80%, avremo solo poche briciole, totalmente insufficienti come risarcimento minimo, ma anche per darci la spinta per guardare con fiducia al futuro e ripartire”.

A una parte delle imprese

“Il contributo per le imprese delle città santuario è importante, perché con questo intervento si è affermato un precedente fondamentale e alle imprese legate al turismo è stato riconosciuto un ruolo nella filiera di settore che prima non era nemmeno percepito”, aggiunge Stefano Leoni, presidente di Fast Confcommercio Umbria, Federazione attività settore turismo. “Già in partenza – sostiene – l’importo del contributo per le nostre imprese massacrate dall’emergenza economica era poco più che simbolico. Oggi è davvero irrisorio. Non chiediamo l’impossibile, ma così è davvero troppo poco. La misura, che si rivolge peraltro solo a una parte delle imprese del nostro settore, deve essere assolutamente rifinanziata”.


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