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Pasquetta in carcere, Giulietti: “La Diocesi di Perugia vicina a questi fratelli”

Written by on 02/04/2018

Pasquetta in carcere, Giulietti: “La Diocesi di Perugia vicina a questi fratelli”

02/04/2018

Mons. Paolo Giulietti e il comandante Fulvio Brillo

PERUGIA –  La gioia del risorto ma anche la resurrezione dell’uomo, nonostante tutto. E’ questo il senso della mattinata trascorsa nel carcere di Capanne a Perugia con la Santa messa celebrata da monsignor Paolo Giulietti, vescovo ausiliare della Diocesi di Perugia- Città della Pieve. Dopo la celebrazione in ‘Coena Domini’ di giovedì santo, alla presenza del cardinale Gualtiero Bassetti, nel lunedì dell’Angelo circa 150 detenuti, tra uomini e donne, hanno potuto incontrare monsignor Giulietti che, dopo la messa, si è intrattenuto per salutare personalmente la comunità di Capanne.

La diocesi vicina al Carcere Non solo nel tempo di Pasqua, ma anche a Natale i vescovi di Perugia hanno accolto l’invito del cappellano del carcere, Padre Francesco Bonucci, a celebrare i momenti forti dell’anno insieme ai detenuti e alle guardie di Capanne, grazie anche alla grande disponibilità della direttrice, la dottoressa Bernardina Di Mario e al comandante delle guardie Fulvio Brillo. Una comunità, quella diocesana, che si stringe attorno alla casa circondariale di Perugia sull’invito di Papa Francesco a ‘farsi prossimi di questi fratelli’ coinvolgendo, ogni volta, anche molti laici, come sottolineato da monsignor Giulietti.

L’umanamente impossibile diventa possibile “Nella gioia della risurrezione di Gesù Cristo – ha ricordato monsignor Giulietti durante l’omelia – c’è anche la gioia della nostra risurrezione, nonostante tutto. Quello che sembrava umanamente impossibile, Gesù che muore in croce e risorge dopo tre giorni, diventa possibile: colui che era morto adesso è vivo!”. Una storia del passato che per il vescovo vicario ed interesse anche oggi perché, come scrive San Paolo, ‘noi siamo risorti con Lui’ e la Pasqua del Signore è anche la nostra Pasqua. “Niente è finito”, ha ricordato monsignor Giulietti portando parole di speranza in un luogo, il carcere, in cui ogni speranza sembra sparita.

Libertà di spirito “Il senso della Pasqua è la libertà: possiamo essere liberi da ogni prigione, non una libertà di movimento, ma una liberà di spirito”, ha spiegato monsignor Giulietti esortando i presenti a ‘fare il bene, a scegliere ciò che è meglio, diventare uomini nuovi, risorgere da ogni caduta, da ogni morte: questa è la Pasqua”.

I deserti esteriori Sulle parole di Papa Francesco, monsignor Giulietti ha ricordato ai detenuti che “i deserti esteriori sono il frutto dei deserti interiori: quando l’uomo dentro è morto, è brutto, è prigioniero allora anche il suo ambiente è morto, è brutto e prigioniero, allora – ha invitato il vescovo – prendetevi cura dei vostri ambienti perché possano rispecchiare gli uomini e le donne nuove che siete diventati con la Pasqua di Cristo”.


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