'La Vita Ferma' va in scena al Teatro Morlacchi

Written by on 13/12/2017

'La Vita Ferma' va in scena al Teatro Morlacchi

13/12/2017

PERUGIA- La Vita Ferma commedia di Lucia Calamaro, nuova produzione del Teatro Stabile dell’Umbria, fa tappa al Teatro Morlacchi di Perugia, da venerdì 15 a domenica 17 dicembre. Lo spettacolo, reduce dal recente successo ottenuto a Parigi al Teatro dell’Odéon non più di un mese fa, dopo essere stato anche a Rio De Janeiro nel giugno scorso, selezionato dal Cena Brasil Festival, è candidato finalista ai Premi Ubu 2017 nella sezione Miglior testo. Grandi consensi, dunque, per questa produzione dello Stabile umbro, una pièce in tre atti firmata da una delle migliori autrici del teatro italiano.
La vita ferma -spiega Lucia Calamaro– ha avuto una gestazione faticosa, lenta e sommersa, affrontando quel dramma che il pensiero non sa, non vuole, non può gestire. Per arrivare alla conclusione, ho buttato via più materiale di quello che resta. Ma il resto, quello che rimane, è per me il punto ultimo di concentrazione di un racconto che accoglie, sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei morti. Non la morte dunque, e non il problema del morire e di chi muore, che sappiamo tutti risolversi sotto la misteriosa campana del nulla, che strangola sul nascere ogni comprensione. Ma i morti, il loro modo di esistenza in noi e fuori di noi, la loro frammentata frequentazione interiore e soprattutto il rammendo laborioso del loro ricordo sempre così poco fedele, e così profondamente reinventato da chi invece vive. E con i morti, una riflessione aperta sul lutto che ne deriva, la cui elaborazione non è detto sia l’unica soluzione; forse è lì che interviene un racconto, anche uno piccolo come questo, a sdoganare il diritto di affermare la tragica e radicale insostituibilità di ogni oggetto d’amore perso, di ogni persona cara scomparsa. La Vita Ferma -conclude l’aurtice Lucia Calamaro– è dunque uno spazio mentale, dove si inscena uno squarcio di vita di tre persone qualunque (un padre, una madre, una figlia) attraverso l’incidente e la perdita”.
Un dramma di pensiero, quindi, interpretato da Riccardo Goretti, Alice Redini e Simona Senzacqua. Anche se si ride. E si ride spesso.
 


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