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Giornata Mondiale dei Poveri, anche da Perugia riparte l’impegno della Caritas

Written by on 16/11/2018

Giornata Mondiale dei Poveri, anche da Perugia riparte l’impegno della Caritas

16/11/2018

Una mensa della Caritas

PERUGIA – Domenica 18 novembre 2018, XXXIII del tempo ordinario, la Chiesa celebra la II Giornata Mondiale dei Poveri dal tema “Questo povero grida e il Signore lo ascolta”. Ad iniziare dalla basilica di S. Pietro, dove Papa Francesco celebrerà la Messa, varie sono le celebrazioni previste in ogni angolo del mondo. Questa giornata è l’occasione per la Delegazione regionale della Caritas dell’Umbria di fare il punto sul carattere multiforme e dinamico della povertà nella terra dei Santi Benedetto e Francesco divulgando anche alcuni dati in suo possesso: i “poveri” interpellano ogni giorno i Centri di ascolto e le Opere segno delle Caritas delle otto Chiese umbre.

Nel 2017 cresciuto il numero assoluto dei poveri «In Umbria – afferma il prof. Marcello Rinaldi, direttore della Caritas di Orvieto-Todi e delegato regionale Caritas – il numero dei poveri assoluti nel 2017 è cresciuto soprattutto per i singoli; per le famiglie, invece, si registra un’inversione di tendenza positiva. La povertà assoluta nella nostra Regione incide in particolare per chi non ha un’occupazione e, soprattutto, per chi non ha cittadinanza italiana. Basti citare il caso che nel centro Italia l’incidenza sull’indice di povertà delle famiglie italiane è del 3%, mentre quella delle famiglie straniere arriva al 23%. Le Chiese umbre, in particolare attraverso i servizi delle Caritas diocesane – centri di ascolto, di accoglienza, mense, empori, ecc… – incontrano i volti di queste persone. Le comunità cristiane offrono uno spazio fisico e un tempo per l’ascolto in cui tentare di dare una risposta ai bisogni primari di sussistenza, cercando di instaurare relazioni di reciprocità per sostenere le loro potenzialità espresse ed inespresse, affinché sia possibile una maggiore autonomia e una migliore dignità di vita».

Crescono le disparità Il reddito pro-capite in Umbria, dopo gli anni della crisi economica, torna a salire (+2,5%), a fronte però di un calo complessivo, dal 2009, del reddito familiare di 10 punti. Le famiglie il cui capofamiglia è donna o di cittadinanza non italiana sono più svantaggiate. Rilevante anche il livello di istruzione: in media una famiglia di laureati percepisce 44 mila euro, più del doppio rispetto a famiglie dove il principale percettore ha un titolo di studio basso. A fronte di questo miglioramento, crescono tuttavia le disparità: anche in Umbria il 20% più povero della popolazione possiede il 6,3% delle risorse totali; il quinto più ricco, invece, oltre il 40%. Ma accanto a questo, esiste poi una ulteriore categoria che gli studiosi sociali definiscono quella dei “poveri assoluti”, coloro che cioè non arrivano a sostenere quella spesa minima mensile necessaria per acquistare un paniere di beni e servizi che nel contesto italiano è considerato essenziale ad uno standard di vita accettabile.

Il 2017 nelle Caritas dell’Umbria Nelle strutture della nostra regione sono state incontrate oltre diecimila persone in povertà assoluta. Questi i fenomeni che si evidenziano: innanzitutto c’è stato un piccolo calo medio delle persone che si sono rivolte ai centri di ascolto (da 96 del 2016 a 93 del 2017) e una diminuzione delle presenze di immigrati che si attesta intorno al 60%, mentre negli anni precedenti era quasi del 70%. La presenza di persone straniere, comunque, come risulta dall’osservatorio della Caritas, in ampie aree della Regione ha un’incidenza più marcata rispetto al piano nazionale. E ciò implica che queste persone vivono in una condizione particolarmente grave di povertà. Povertà educativa dei minori, povertà economico-occupazionale, povertà abitativa, sanitaria.
Nell’ultimo periodo la Caritas sul territorio regionale ha potenziato i servizi di ascolto, di alloggio, di offerta di beni e di servizi materiali, di consulenze professionali (soprattutto di tipo medico e legale): si pensi, ad esempio, al diffondersi sul territorio regionale di empori per l’offerta gratuita di beni e servizi materiali, con un rilevante valore globale di impatto economico e sociale.


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