Calcio, presidente Figc Umbria “stop alle attività danno sociale”

Written by on 25/04/2021

Calcio, presidente Figc Umbria “stop alle attività danno sociale”

Repace: "Ma fermare i campionati per il Covid è stata una scelta giusta"

25/04/2021

calcio figc umbria

Luigi Repace

PERUGIA – “La pandemia, oltre a fare vittime sotto il profilo sanitario e creare danni economici, sta avendo effetti molto pesanti pure nel sociale. Anche se avere fermato i campionati di calcio dilettantistici in Umbria è stata la scelta giusta”. Lo sottolinea il presidente del Comitato regionale umbro della Figc, Luigi Repace, che ha parlato delle ripercussioni sulla vita dei ragazzi per la sospensione delle
attività. “La speranza – ha affermato Repace – è che il calcio dilettantistico nel post Covid possa ricominciare come prima, ma temo purtroppo che non sarà così. Qualche società potrebbe far fatica a ripresentarsi, anche se da parte nostra faremo tutto il possibile perché questo non avvenga”.

Attività ferme da oltre un anno

Il presidente ha ricordato che il calcio dei dilettanti è fermo praticamente dal marzo 2020 mentre è andato avanti il campionato di serie D. “I campionati nazionali – ha sostenuto ancora Repace – possono contare su altre risorse economiche, per le società che militano nei tornei regionali sarebbe stato impensabile, ad esempio, sostenere costi per i tamponi o la santificazione dei locali”. Il tema economico è centrale per la ripresa dei campionati, soprattutto per le piccole realtà paesane. “Quello che è accaduto in questo anno accelera un necessario cambio di mentalità – ha affermato Repace -, anche il calcio dilettantistico deve trovare una nuova dimensione, deve tornare ad essere pura passione, dove l” atleta esce dal suo posto di lavoro e va a divertirsi. Non è pensabile che un ragazzo arrivi a 30 anni vivendo di rimborsi spesa, poi quando smette di giocare cosa farà?”.  A Repace piace invece l’Umbria dei “campanili” del calcio. “Rappresentano – ha detto – l’identità di un Paese, di una comunità e le società è bene che abbiano presidenti locali”. “Al momento in Umbria abbiamo circa 200 società – ha ricordato – e credo che sia un numero giusto. Prima della crisi economica del 2010 ne contavano oltre 300”. “In autunno i campionati devono ricominciare – ha concluso Repace -, se non altro perché, diversamente, significherebbe che tutti gli sforzi per fermare la pandemia sono stati vani”.

Il vero calcio pensa a far divertire la gente

“Il calcio dilettantistico è quel calcio ancora vero che pensa soltanto a fare divertire la gente nei propri paesi e comprensori, a far crescere nella maniera giusta i nostri figli e non pensa alle Super leghe e alla Champions” ha detto ancora Repace parlando del difficile momento che sta vivendo l’intero movimento calcistico a causa della pandemia. “La Superlega – dice Repace – è qualcosa che ci passa sopra le teste. Capisco che i grandi club, per quello che è diventato il calcio professionistico, hanno bisogno sempre più di risorse economiche, visto che il 70% del loro budget è destinato al pagamento degli stipendi degli atleti. E questa cosa – sottolinea il presidente – mi fa rabbrividire. Negli ultimi 20 anni non ci sono stati più limiti, sarebbe il caso di ricominciare in maniera diversa, occorre un ripensamento generale dell’intero movimento a tutto i livelli”. “Con il senno di poi avremmo dovuto sfruttare questo anno di emergenza Covid per avviare un vero processo di cambiamento, di certo così il sistema non può reggere”, spiega ancora il presidente. Che, nel ripercorrere le 48 ore che hanno visto prima la nascita della Superlega e subito dopo il suo tramonto, si dice convinto che “siano stati sbagliati tempi e modi” da parte dei 12 top club. “Serviva umiltà – sottolinea – nel gestire il progetto insieme alle altre società, spiegando innanzitutto quali fossero i benefici economici per chi ha meno possibilità”.


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