Al Politeama Clarici di Foligno ‘Ciao amore, Ciao’

Written by on 20/11/2018

Al Politeama Clarici di Foligno ‘Ciao amore, Ciao’

20/11/2018

FOLIGNO- La storia d’amore fra Luigi Tenco e Dalida arriva al Teatro Politeama Clarici di Foligno, giovedì 22 novembre, alle ore 21, con un’unica recita in Umbria, fuori abbonamento, di Ciao amore, Ciao. Scritto e diretto da Piero Di Blasio lo spettacolo vede in scena Luca Notari e Stefania Fratepietro, accompagnati dal pianoforte di Dino Scuderi e dal contrabbasso di Ermanno Dodaro.

Una canzone mai realmente cantata. Un amore troppo chiacchierato e poco vissuto. Uno sparo. Comincia così lo spettacolo, dalla fine, ma senza analizzarla, non è un’arringa sulle cause della morte di Luigi Tenco. Non è un’apologia del cantautore scomparso e, tantomeno, non è un recital. È un musical a tutti gli effetti e, come nella migliore tradizione del musical anglosassone, la colonna sonora dello spettacolo, eseguita dal vivo e interamente composta di canzoni del cantautore ligure, non solo descrive le varie scene, ma ne porta avanti la narrazione, ci racconta una storia d’amore.

Luigi Tenco (Luca Notari) è già un musicista apprezzato e rivoluzionario (non dimentichiamoci che la storia si apre nel 1967, un anno prima dello storico periodo di contestazioni sociali). Nel febbraio di quello stesso anno, viene chiamato a Roma da Nanni Ricordi, proprietario della storica casa discografica RCA. La proposta è allettante: il Festival di Sanremo. Ma non è allettante per il luogo, di per se non gradito a Luigi, ma per la compagna che lo avrebbe affiancato su quel prestigioso palco: Dalida (Stefania Fratepietro). Un anno insieme. Tra Roma e Parigi, tra alti e bassi, tra amori presunti, dichiarati e non corrisposti. Le canzoni sono il punto focale della loro vicenda. Conosciamo Luigi attraverso le sue stesse parole. Sappiamo come vede la gente e come la gente vede lui (Io sono uno). L’incontro con Dalida è casuale e maledettamente forte. Lei è bella e algida. Lui la crede viziata e snob, ma la bella francese gli spiega che non è proprio così (Un giorno dopo l’altro). Nasce qualcosa tra i due, qualcosa di non esattamente chiaro. E allora Tenco prova a forzare un po’ la mano. La invita ad uscire… alle tre di notte (Se tu fossi una brava ragazza). La vita romana di Luigi, però, non va come si aspettava e al telefono, con la madre, cerca quel conforto che la distanza non gli permette, anche mentendo sul presente e sperando sul futuro (Vedrai, Vedrai). Cominciano i tormenti e le pene d’amore. Dalida è sposata, lui è innamorato… di un’altra donna. (Ho capito che ti amo, Come le altre, Più m’innamoro di te e meno tu mi ami). Il danno è fatto, irreparabile, ma la casa discografica non permette che si sappia della rottura della coppia, anzi ne dichiara l’imminente matrimonio, subito dopo il festival. Dalida è furiosa (Io si). La sera di capodanno, i due si presentano insieme alla casina Valadier, a Roma. Luigi è strano ed ubriaco, lei è fredda e distante. Tra gli auguri e le grida, si regalano un testamento d’amore. Di un amore diverso, già segnato, che solo loro potevano capire (Lontano, Lontano). Arriva finalmente il tanto atteso Sanremo (Ciao amore, Ciao), ma i giochi, per tutti, sono ormai fatti. L’amore, come l’uomo, nasce, cresce e muore. Poco importa chi lo ha ucciso, certo è che non esiste più.

Questo, e molto altro, è Ciao amore, Ciao, Luigi Tenco e Dalida, tra musica e amore.


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