Violenza sulle donne costante anche nel lockdown. I campanelli d’allarme secondo l’esperta

Written by on 25/11/2020

Violenza sulle donne costante anche nel lockdown. I campanelli d’allarme secondo l’esperta

Dalla Regione fondi supplementari ai centri antiviolenza. Anche la Chiesa contro il fenomeno

25/11/2020

di Annalisa Marzano e Valentina Russo

PERUGIA – Si celebra ogni 25 novembre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un fenomeno ancora largamente diffuso nel nostro paese come anche in Umbria. Molte le iniziative in tutta la regione: dai monumenti illuminati di rosso – come Palazzo Donini e Palazzo Cesaroni a Perugia, ma anche il museo della Castellina di Norcia -, alle scarpette rosse in ceramica in mostra a Deruta, ma anche la presentazione del nuovo Sportello Antiviolenza dell’Università degli Studi di Perugia e l’inaugurazione del Centro Antiviolenza Medusa a Citta di Castello. A Terni alle 15.00, l’inaugurazione della “Panchina Rossa” vicino all’ingresso della Camera del Lavoro con la lettura di un monologo recitato da Paola Cortellesi. A Perugia alle 16.00 nel piazzale davanti la Cgil un flash mob, con la lettura dello stesso monologo a più voci. Tante anche le iniziative on-line per discutere ed affrontare il fenomeno da diversi punti di vista.

Da Regione fondi supplementari ai centri antiviolenza

Palazzo Donini e Palazzo Cesaroni illuminati di rosso per dare un segnale visibile dell’adesione delle istituzioni regionali alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne. La Giunta regionale e l’Assemblea legislativa dell’Umbria infatti hanno accolto l’invito ad accendere fari rossi all’esterno dei due palazzi, così come proposto anche dalla presidente del Centro Pari Opportunità della Regione Umbria, Caterina Grechi.  “La Regione – ha sottolineato la Presidente Donatella Tesei – continuerà a mettere in campo ogni azione al fine di contrastare la violenza sulle donne. Una violenza che spesso si consuma negli ambienti, come quello familiare, dove si dovrebbe trovare, invece, la massima protezione. Un fenomeno che vede mille sfaccettature, che colpisce fisicamente e psicologicamente, che utilizza i più svariati mezzi, come la cronaca attuale ci ricorda. Dobbiamo, tutti insieme ed ogni giorno, condannare fortemente i tanti episodi e dire un deciso “no” alla violenza di genere. Si devono – ha rilevato – creare i presupposti per aiutare le vittime a denunciare, ma anche, e soprattutto, per proteggerle e per educare l’intera società ad una cultura del rispetto”. “In questo periodo segnato dal Covid – sottolinea l’assessore regionale al bilancio Paola Agabiti – abbiamo purtroppo registrato anche un aumento degli episodi di violenza sulle donne. Per questa ragione, oltre ai 200 mila euro già stanziati, abbiamo previsto ulteriori 100 mila euro a sostegno dei centri anti violenza e delle case rifugio umbre”.  Nella lettera di adesione all’iniziativa anche il presidente dell’Assemblea legislativa, Marco Squarta, sottolinea come “il 25 novembre non deve essere solo una delle tante ricorrenze, ma deve fare passi avanti verso una grande alleanza tra le istituzioni, la società civile, le associazioni cattoliche e laiche, la scuola, l’università, il mondo dell’informazione, contro la violenza sulle donne e l’omertà di genere. Solo così possiamo garantire alle donne di poter beneficiare del più fondamentale dei diritti umani: il diritto a vivere una vita senza violenza”.

 L’impegno della Chiesa

Anche la Chiesa cerca di fare la sua parte nella lotta alla violenza contro le donne. In molte parrocchie ci sono coppie e sacerdoti formati per accompagnare famiglie in crisi, ma quando occorrono competenze mediche, psicologiche e legali, allora si fa riferimento ai consultori familiari di ispirazione cristiana. Come operano questi consultori? Ce lo spiega Angela Passetti, consulente familiare nei consultori diocesani di Assisi e Terni.  È possibile prevenire in qualche modo le violenze, ben prima che finiscano in tragedia? La prevenzione è importante, ci dice Passetti, e consiste nel mettere a conoscenza le donne di alcuni segnali di allarme.

Aumento dei casi con la pandemia

“La Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, quest’anno assume un significato ancora più profondo”: lo afferma l’assessore alla Salute e al Welfare, Luca Coletto. “In questa fase, a causa della pandemia, sono saltati molti schemi e molte abitudini sociali e, purtroppo, molte famiglie hanno perso anche la stabilità economica. Inoltre, parecchie donne si trovano a condurre tra le mura domestiche, oltre
all” abituale lavoro di cura dei familiari, anche le attività lavorative, con un aggravio di pressione anche sul fronte psicologico. Tutto questo, di certo, ha aggravato situazioni, già di per sé limite, facendo registrare un aumento di casi di violenza domestica e maltrattamenti. I dati ancora una volta confermano che c” è ancora tanta strada da fare e che le donne, che siano madri, mogli o figlie, non sempre nelle loro case sono al sicuro”.  “La Regione Umbria – continua l’assessore in una nota dell’ente – da sempre è impegnata in un’attività volta a difendere la
dignità della donna e a costruire percorsi di prevenzione del fenomeno e presa in carico delle richieste di aiuto. Come assessore alla Salute, – prosegue Coletto – rinnovo ancora una volta ai medici e agli operatori sanitari l’invito di continuare a denunciare alle autorità competenti ogni qualvolta ci sia un minimo segnale di violenza, perché spesso le donne, anche per paura, non lo ammettono”.  Concludendo l’assessore ricorda che la Regione negli anni ha attivato molte iniziative nelle scuole per promuovere una cultura del rispetto a partire dalle giovani generazioni.

I dati nella provincia di Perugia

Il 2020, caratterizzato dell’emergenza sanitaria continua a restituire un quadro della violenza di genere costante ed omogeneo, al contrario di quanto avvenuto per gli altri reati che hanno invece subito un calo del 25 %. Nella provincia di Perugia, nell’anno in corso, sono state 338 le richieste di aiuto arrivate al 113, un dato in linea con quello del 2019 quando le chiamate furono 329. Un fenomeno trasversale, che ha interessato tutte le fasce d’età, non soltanto italiani, ma anche stranieri. Durante il lockdown, dopo un’iniziale interruzione delle richieste di aiuto, il numero delle chiamate ha raggiunto nuovamente lo standard abituale. Tra i delitti, più della metà sono maltrattamenti in famiglia, dove l’81% delle vittime è donna, mentre nel 62% dei casi l’autore dei reati di violenza di genere è il coniuge, il convivente, fidanzato o ex partner. Cambia la situazione delle vittime: se prima erano donne che cercavano soprattutto sostegno o informazione, adesso le richieste di aiuto sono per situazioni non più prorogabili e che il più delle volte finiscono con l’allontanamento immediato. La questura di Perugia che da anni svolge quotidianamente una funzione di supporto e tutela delle vittime di violenza, durante il lockdown ha contattato proattivamente le vittime già conosciute a causa di pregresse richieste di intervento, istanze di ammonimento, in modo da monitorare la situazione, fornire supporto e vicinanza nel momento di emergenza. Nel corso dell’anno, la questura ha emesso 67 ammonimenti, di cui 27 per stalking.


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