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Vinicio Marchioni, con ‘Uno zio Vanja’ debutta al Manini di Narni

Written by on 23/01/2018

Vinicio Marchioni, con ‘Uno zio Vanja’ debutta al Manini di Narni

23/01/2018

Vinicio Marchioni, interprete e regista di 'Uno zio Vanja', in anteprima nazionale al Manini di Narni

NARNI (TR)- Vinicio Marchioni, è pronto per il debutto in anteprima nazionale al Teatro Manini con Uno zio Vanja. Lo spettacolo, che vede il noto attore in scena nella doppia veste di regista e interprete, arriva a Narni questo mercoledì 24 gennaio, alle ore 21, per la Stagione di Prosa 2017-2018 organizzata dalla locale amministrazione comunale assieme al Teatro Stabile dell’Umbria.

Assieme a Vinicio Marchioni, ne sono interpreti Francesco Montanari, Lorenzo Gioielli, Milena Mancini, Nina Torresi, Alessandra Costanzo, Andrea Caimmi, Nina Raja, davvero un cast di creativi di comprovata qualità artistica e professionale.

Un particolare adattamento di Zio Vanja, considerato uno dei drammi più importanti di Anton Čechov, realizzato da Letizia Russo, che, con l’obiettivo di riavvicinare il pubblico ai classici della storia del teatro, fa perno su precise note di contemporaneità della scrittura cecoviana per esaltare la straordinaria attualità creativa dello stile semplice e sobrio, modellato sul tragicomico quotidiano.

Con fascino irripetibile e struggente Čechov ci restituisce le complesse sfaccettature dell’esistenza umana, anticipando e influenzando tutti i motivi successivi della drammaturgia occidentale europea e nordamericana e la regia di Vinicio Marchioni prende le mosse da un profondo studio del mirabile meccanismo drammaturgico dell’originale, per restituirne pienamente il dovuto spessore culturale.

“I temi universali della famiglia, dell’arte, dell’amore, dell’ambizione e del fallimento, inseriti in una proprietà ereditata dai protagonisti della vicenda di Zio Vanja, sono il centro della messa in scena -spiega lo stesso Vinicio Marchioni– Cosa resta delle nostre ambizioni con il passare della vita? E se fossimo in Italia oggi, anziché nella Russia di fine 800? La nostra analisi del capolavoro cechoviano parte da queste due domande, che aprono squarci di riflessioni profondissime, attraverso quello sguardo insieme compassionevole, cinico e ironico proprio di Anton Cechov finalizzato a mettere in scena gli uomini per quello che sono, non per come dovrebbero essere“.

 

 


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