Vaccinazioni, Umbria in ritardo. Preoccupazione da parte dei sindacati

Written by on 02/03/2021

Vaccinazioni, Umbria in ritardo. Preoccupazione da parte dei sindacati

La nostra Regione fanalino di coda in Italia. "Serve organizzazione partecipata e inclusione per categorie a rischio" spiegano Cgil, Cisl e Uil in una loro nota

02/03/2021

Una dose di vaccino

Riprendono in Umbria le vaccinazioni con AstraZeneca

PERUGIA- Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria esprimono forte preoccupazione per la lentezza con cui stanno procedendo nella nostra regione le vaccinazioni anti Covid-19.

Secondo gli ultimi dati ufficiali forniti dal Governo, in Umbria sono state somministrate 46.611 dosi sulle 76.435 consegnate, pari al 61%, uno dei dati più bassi d’Italia (solo Calabria e Sardegna hanno dati peggiori). Ma se si guarda al rapporto tra vaccini somministrati e popolazione, la nostra regione è addirittura ultima in Italia, con appena l’1,69% della popolazione che ad oggi è effettivamente vaccinata (avendo ricevuto la seconda dose), contro ad esempio il 3,08% dell’Emilia Romagna, il 3,17% del Piemonte e addirittura il 4,19% della Provincia autonoma di Bolzano.

“È evidente che questo primato negativo -fanno notare Cgil, Cisl e Uil– per di più in un territorio ad altissimo livello di contagio e in cui la pressione sulle strutture sanitarie è ancora massima, è inaccettabile e richiede un immediato cambio di passo. Le nostre organizzazioni da tempo chiedono programmazione partecipata, che consenta di migliorare un’organizzazione evidentemente deficitaria delle vaccinazioni, e soprattutto preveda l’immediata inclusione tra le categorie, di tutte quelle lavoratrici e lavoratori che, pur non avendo un contratto di diritto pubblico, svolgono la propria attività all’interno di strutture pubbliche, come ospedali e scuole“.

I sindacati si riferiscono in particolare a lavoratrici e lavoratori della cooperazione o di società partecipate che svolgono attività di mensa, pulizia, assistenza, educazione all’infanzia, front-office, etc., in molti casi fianco a fianco con personale già vaccinato o in via di vaccinazione.
“Queste palesi forme di discriminazione, che peraltro comportano un rischio per la salute collettiva, oltre che per lavoratrici e lavoratori direttamente coinvolti, vanno subito sanate -concludono Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria- Altrimenti saremo costretti a ricorrere a tutte le forme di mobilitazione possibili per garantire un diritto fondamentale, come quello alla salute“.

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