‘Un mondo da rammendare’. Una riflessione del cardinale Bassetti

Written by on 26/06/2020

‘Un mondo da rammendare’. Una riflessione del cardinale Bassetti

26/06/2020

Il cardinale Gualtiero Bassetti

PERUGIA- “Mai come oggi è opportuno utilizzare la virtù della prudenza. Ci sono infatti segnali contrastanti sulla pandemia che ormai da mesi sta caratterizzando l’esistenza degli abitanti dell’intero pianeta. Mentre in Italia si sta cercando di tornare a uno stile di vita normale, con milioni di cittadini che sognano le vacanze, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che nel mondo la pandemia continua ad accelerare“.

Lo scrive il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei Gualtiero Bassetti nel suo ultimo articolo dal titolo: Un mondo da rammendare. La società contemporanea, la pandemia e i nuovi untori, pubblicato nella sua rubrica quindicinale Il pane e la Grazia nel settimanale La Voce in edicola venerdì 26 giugno, consultabile anche sul sito: Il pane e la Grazia – LaVoce .

Di fatto, ai nuovi allarmi sanitari che provengono dalla Germania, dagli Stati Uniti, dal Brasile e dalla Cina -prosegue il cardinale Bassetti nella sua riflessione- si sovrappongono le cronache quotidiane, le statistiche ufficiali, le testimonianze eroiche di medici e, infine, anche una lunga serie di ardite teorie sull’origine o sulla reale consistenza della pandemia. Una ridda di voci, commenti e giudizi si affastellano uno sull’altro dando vita a una sorta di nuova Babele. Molti commentatori, in questi mesi di quarantena, hanno evocato I Promessi sposi di Manzoni. In quel prezioso capolavoro della letteratura italiana ci sono, infatti, molti spunti di attualità: dalla miscredenza iniziale alle misure drastiche di controllo dell’epidemia; dalla morte tragica nel lazzaretto di Milano fino ai deliri prodotti dagli uomini di passione nei processi agli untori. Quest’ultimo elemento è forse uno degli aspetti più inquietanti del mondo contemporaneo. Il rischio più grande di questo periodo -evidenzia il presidente della Cei- è che dalla paura della pandemia si passi alla rabbia sociale. Una rabbia che si dimentica del virus, il cosiddetto nemico invisibile, e si scagli invece, di volta in volta, contro i nuovi untori che possono essere rintracciati nell’ordine: in una potenza straniera colpevole di aver prodotto o esportato il virus; in un’istituzione statale (una regione o una scuola) giudicata incapace di gestire la crisi; in una categoria sociale ritenuta ingiustamente protetta (gli statali); in una comunità ecclesiale responsabile di aver diffuso la malattia. La lista dei colpevoli, dei nuovi capri espiatori, potrebbe essere lunghissima. Ed estremamente pericolosa. Questa lista di nuovi untori, infatti, è drammaticamente amplificata dal nostro mondo così interconnesso e globale ma anche così profondamente ferito e diviso. Il tessuto sociale della società contemporanea è ormai da tempo lacerato e sfibrato. Una lacerazione sempre più visibile che sta progressivamente facendo venir meno il significato profondo di fraternità, comunione e del vivere insieme. Al suo posto sembrano regnare un individualismo esasperato e un pervicace relativismo etico. È da queste due angosciose dimensioni sociali dell’uomo contemporaneo, l’individualismo e il relativismo, che sorge la necessità di trovare nell’altro un untore, un colpevole, e non una persona amica, una persona in cui vedere il volto di Cristo. Compito dei cristiani e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà -conclude il cardinale Bassetti- è rovesciare questa prospettiva. Con zelo, gioia e umiltà abbiamo una grande missione per l’oggi e l’avvenire: rammendare questo mondo lacero. L’individualismo e il relativismo etico sono due false risposte ai grandi problemi odierni. Ciò che serve oggi, invece, è lo sguardo del samaritano e il gesto di amore di chi si china per ricucire ciò che è strappato, per unire ciò che è diviso, per amare ciò che viene odiato. Si tratta di una grandissima missione di carità ed evangelizzazione perché non sappiamo come sarà il mondo dopo la pandemia. E per usare le parole di Alessandro Manzoni non sempre ciò che viene dopo è progresso“.


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