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‘L’Umbria che riparte’: la fotografia del 2021 scattata dall’Aur

Written by on 13/01/2022

‘L’Umbria che riparte’: la fotografia del 2021 scattata dall’Aur

Presentata la Relazione economico sociale di fine anno​. Commissario Campi: "Buone basi per la ripartenza dell'economia nel 2022"

13/01/2022

umbria riparte aur

Un momento della conferenza stampa di Aur

‘L’Umbria che riparte’ è il titolo della relazione economico sociale di fine anno realizzata dall’Agenzia Umbria Ricerche (Aur). Il testo è stato  presentato giovedì mattina in conferenza stampa, dal commissario straordinario Alessandro Campi, dai ricercatori Alessandra Tondini e Mauro Casavecchia, alla presenza della presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei. 

Le basi per la ripartenza

La relazione economica e sociale di Aur, a partire dal titolo scelto, pone l’accento dalla “significativa ripresa economica” registrata dall’Umbria nell’anno appena concluso. Nel 2021, infatti, ha sottolineato il commissario straordinario Alessandro Campi, “si sono poste solide basi affinché anche il 2022 vada nella stessa direzione”. Guardando all’andamento economico del lungo periodo, il commissario ha messo in evidenza il “trend di declino” dell’Umbria iniziato nel 2008, quando il Pil regionale ha cominciato a scendere fino ad toccare il picco più basso nel 2014, anno in cui il prodotto interno lordo della regione ha ripreso a salire, fino poi all’arrivo dell’emergenza sanitaria legata al Covid. Molteplici le difficoltà da affrontare, ma soprattutto in un “clima di grande incertezze che caratterizza questo inizio del 2022. Prime tra tutti – sottolinea Campi – la pandemia, che comporta fluttuazioni, ma a seguire anche l’aumento del prezzo delle materie prime e delle fonti energetiche sul mercato mondiale, che si sta scaricando anche sui consumi finali, mettendo in difficoltà il reddito delle famiglie”. I numeri però parlano chiaro e lasciano ben sperare sul futuro dell’economia italiana e umbra. “Per il 2022, si stima una crescita del Pil italiano del 6,2-6,3%, in linea con quanto ci si aspetta in Umbria: un aumento tra il 5,7 e il 6,1%. Un dato aggregato che giustifica il titolo che abbiamo dato al nostro documento”. “Nei mesi più recenti – si legge nella relazione dell’Aur – è sensibilmente migliorato il clima di fiducia delle famiglie, conseguentemente è aumentata la domanda di credito sia per l’acquisto di abitazioni sia per il finanziamento dei consumi. Insomma, pur non potendo prevedere l’evoluzione dell’andamento pandemico, il quadro lascerebbe presupporre che vi siano tutte le condizioni perché la ripartenza, già in atto, possa ulteriormente consolidarsi, considerando che anche l’Umbria si prepara a beneficiare delle importanti dotazioni finanziarie derivanti sia dall’avvio del nuovo periodo di programmazione europea 2021-2027 sia dalle ricadute territoriali dei progetti previsti dal Pnrr”.

Le nuove sfide

La stagione di ingenti investimenti pubblici, spiegano i ricercatori di Aur, dovrà servire per risolvere i nodi strutturali dell’economia umbra, riassumibili in estrema sintesi nel recupero della produttività, favorendo l’innovazione e la digitalizzazione di un sistema produttivo che dovrà essere sempre più orientato alla sostenibilità. Per far questo, però sono necessarie delle precondizioni su cui lavorare: la gestione dei collegamenti dei territori, un deficit strutturale di lungo periodo in Umbria, e la dimensione urbana. “I processi di innovazione tecnologica e digitale – spiega Campi – richiedono un tessuto urbano che favorisca tali processi. Bisogna lavorare di più perché le strutture urbane dell’Umbria possano essere tali fattori di dinamismo”. Altro tema da affrontare, con urgenza, è l’andamento demografico: “Tutte le previsioni parlano chiaro. L’Umbria rischia di perdere popolazione attiva e questo andrà ad impattare sul suo sistema produttivo e sulla capacità di innovazione. Una situazione che – specifica Campi – vedremo tra 20/30 anni, ma questo non è un motivo sufficiente per non occuparsene nell’immediato. Meno figli, giovani che se ne vanno in numero crescente, senza l’effetto compensatorio dei figli della popolazione straniera-: si deve lavorare per invertire la cura demografica”. Altra questione d’affrontare è il capitale sociale. “La pandemia ha causato degli effetti economici ma anche sociali gravando sulla psicologia collettiva – spiega Campi -. Ci preoccupiamo dello stato di salute mentale dei giovani, sullo stato depressivo indotto, sul disagio sociale. I dati Istat relativi all’Umbria, però, sono incoraggianti: il livello di benessere soggettivo percepito nella nostra regione, il tasso di fiducia sul futuro, è sufficientemente alto. Un dato che si spiega in virtù della struttura sociale dell’Umbria dove, ancora, le relazioni amicali e parentali rappresentano una barriera protettiva che lascia ben sperare per il futuro”. Nella nostra regione, infatti sono alti i valori della partecipazione all’associazionismo e al volontariato. “Una particolarità dell’Umbria che deve essere tutelata perché anche la solidarietà può essere utile per la ripresa economica”.

L’impegno della politica

Ringraziando Aur per il lavoro svolto, la presidente della Regione Tesei ha sottolineato il percorso fatto dalla regione con le partecipate, “non solo per i risparmi economici generati, circa 250 mila euro solo per Aur, ma anche per la maggiore efficienza ed efficacia delle sue azioni. La ricerca socio economica – ha proseguito Tesei – deve essere al centro delle nostre politiche e del nostro agire. Lo sforzo della Regione è far crescere risorse e professionalità orientate alla ricerca e ampliare la base dei soci e committenti Aur per farla diventare punto di riferimento per tutte le istituzioni”. Parlando della situazione economica regionale, la presidente ha rimarcato l’impegno della Giunta nel sostegno alle imprese e a sottolineato che la ‘ricetta socio economica per il futuro’ si concentrerà sullo sviluppo economico accompagnata dall’attenzione ai “quattro mali della regione: la denatalità, l’occupazione femminile, la lotta alla povertà e il sostegno ai giovani”. Il Pnrr e i fondi europei saranno il punto di partenza. “In Umbria arriveranno circa 1 miliardo e mezzo di investimenti strategici dal Pnrr – ha detto Tesei – e l’altra leva sarà la nuova programmazione comunitaria dove dovremmo dimostrare di programmare bene e di spendere in linea con i migliori target. Dobbiamo utilizzare questi fondi affinché ci siano le ricadute sul tessuto sociale regionale”. Chiudendo la conferenza stampa, la presidente ha voluto rimarcare l’impegno della Giunta per i giovani e le politiche per incrementare le nascite. “Il lavoro è al centro di tutto. Dobbiamo impegnarci per far ripartire le imprese, in modo che possano creare occupazione, che possano essere attrattive per i giovani che sempre più spesso lasciano l’Umbria, e dargli modo per pensare al futuro, alla famiglia. Bisogna focalizzarsi sul riconoscimento del valore del lavoro, tema che affronteremo con le parti sociali e datoriali: bisogna pagarlo bene, essere attrattivi. Dobbiamo impegnarci per politiche che riguardano la famiglia, i giovani e l’occupazione femminile, creare le condizioni per far si che le donne abbiano anche tutto ciò che serva per lavorare in tranquillità e serenità. La denatalità – ha concluso Tesei – si ricostruisce lavorando su questi ambiti. Basta con le visioni ‘corte’: avere uno sguardo sul lungo periodo, dobbiamo invertire la tendenza”.


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