Scuole chiuse in Umbria, la Regione comunica i dati del contagio negli istituti

Written by on 02/02/2021

Scuole chiuse in Umbria, la Regione comunica i dati del contagio negli istituti

Flc Cgil Umbria: "Sulla scuola non si può navigare a vista"

02/02/2021

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PERUGIA – Neppure sono rientrati in classe tutti gli 8 milioni di studenti italiani, da nord a sud (sebbene con percentuali dal 50 al 75% per le superiori), è già da oggi sono state sospese le lezioni in presenza nelle scuole elementari, medie e superiori a Perugia e in diversi comuni dell’Umbria fino a domenica 14 febbraio. La decisione è stata presa in seguito agli incontri con i vertici della Regione in sede Anci
Umbria, durante i quali è stato richiesto un intervento da parte di 31 Comuni particolarmente interessati dalla diffusione dei
casi.

Situazione epidemiologica nelle scuole

Dopo le ordinanze dei 31 sindaci che hanno sospeso le lezioni in presenza nei Comuni umbri in cui c’è una incidenza dei casi di 200 su 200 mila abitanti, la Regione ha diffuso il quadro epidemiologico all’interno degli istituti umbri. Un quadro sostanzialmente stabile quello dei contagi Covid nelle scuole secondo i dati aggiornati al primo febbraio. Gli alunni positivi sono 197 (erano 173 il 29 gennaio) mentre 71 casi si riscontrano tra il personale (66). I cluster individuati sono 39 (quattro in più del 29 gennaio), 3.278 (cento in meno) i contatti stretti in isolamento e 170 le classi (una in più). Dai numeri diffusi si evince una maggiore incidenza del virus sulle scuole primarie. Su 197 alunni umbri positivi al Covid, 120 appartengono alle scuole elementari. 71 il numero del personale contagiato di cui 43, nelle scuole primarie. Su 170 classi in isolamento, sono 86 quelle appartenenti a scuole elementari. “Non piace chiudere scuole ma necessario limitare aggregazioni” ha detto il nuovo commissario regionale per l’emergenza Massimo D’Angelo che ha illustrato la situazione Umbra dove al momento c’è una differenziazione del contagio tra la provincia di Perugia, dove è più elevato, e quella di Terni che “ha richiesto misure di contenimento mirate a livello territoriale”. Un fenomeno che si è evidenziato negli ultimi giorni e su cui i comitato tecnico scientifico sta ancora cercando di capire le cause. “Tutti gli studi hanno finora dimostrato che i momenti aggregativi in particolare dei giovani favoriscono la diffusione del virus – ha detto D” Angelo – e quindi è necessario limitarli. Per questo si è ritenuto necessario chiudere le scuole in presenza nei comuni dove maggiore è il rischio di contagio. In particolare per limitare i rischi legati al pre e post lezioni”.

I dati del contagio nelle scuole dell’Umbria

Flc Cgil Umbria: “Sulla scuola non si può navigare a vista”

Sul nodo scuole interviene anche il sindacato. “L’istruzione è competenza dello Stato centrale e nel sistema nazionale di istruzione le decisioni rispetto alla didattica in presenza o a distanza, devono avvenire a livello nazionale. Assistiamo, invece, al commissariamento del sistema”. Ad affermarlo è Domenico Maida, segretario generale della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza) della Cgil dell’Umbria che sottolinea come “il disordine decisionale dei vari livelli istituzionali” sulla scuola rappresenti di fatto una vera e propria “sperimentazione di quell’autonomia differenziata che nulla ha a che vedere con la corretta applicazione dell’art.116 della Costituzione e contro la quale ci battiamo con decisione”. Per la Flc Cgil quello che sta succedendo è molto grave. “Organi che non hanno alcuna competenza assegnata dalla legge in materia scolastica, che ignorano l’autonomia costituzionale delle istituzioni scolastiche e il ruolo degli organi collegiali, costringono le scuole a prendere atto di decisioni assunte alla giornata e che stanno producendo effetti devastanti sull’organizzazione del servizio, sia dal punto di vista dei processi di apprendimento, sia per l’organizzazione del lavoro del personale”. “Il governo – prosegue Domenico Maida – consegnando alle Regioni la decisione di mantenere o meno le attività didattiche in presenza, si è reso responsabile della frammentazione che sta determinando in alcuni casi la trasformazione della scuola in un servizio a domanda individuale, con delega alle famiglie della scelta se mandare o no i propri figli in classe. In Umbria, dopo appena una settimana dal ritorno in classe al 50% nelle scuole secondarie di secondo grado, la farsa del rinvio ai sindaci della scelta di tenere aperte o chiudere le scuole, segnala il fallimento evidente della gestione di questa giunta in ordine alle misure che andavano adottate sul versante sanitario e trasportistico”.

Richiesta di incontro alla Regione

Insieme alle altre organizzazioni sindacali la Cgil ha chiesto un incontro alla presidente della Regione, Donatella Tesei, per la ripresa delle attività in presenza delle scuole secondarie di secondo grado (avvenuta dopo tre mesi di DAD il 25 gennaio), rivendicando un momento di approfondimento e di conoscenza dello stato di attivazione delle misure previste sul versante trasportistico, sulla prevenzione degli assembramenti, sull’annunciata campagna dei test rapidi rivolta ai ragazzi e al personale scolastico, sui dati relativi al tracciamento nelle scuole che hanno mantenuto le attività didattiche in presenza, su tempi e modalità delle procedure di vaccinazione del personale scolastico.
“La richiesta, ad oggi, non ha avuto alcun esito – sottolinea ancora Maida – mentre, a nostro avviso, l’interlocuzione tra tutti i soggetti rimane fondamentale, perché solo con il confronto e l’informazione trasparente si può elevare il livello della necessaria condivisione delle scelte che devono essere assunte. Dal nostro punto di vista – continua il segretario del sindacato scuola – ogni sforzo deve essere fatto affinché le scuole, dall’infanzia alle superiori, riprendano subito in sicurezza la normale funzionalità organizzativa e didattica. Non si può continuare a navigare a vista, occorre costruire un piano di intervento stabile e chiaro, con conoscenza di dati certi e consultabili, capaci di definire, prima di tutto, quale ruolo svolge l’ambiente scolastico nella trasmissione del contagio. Poi, ovviamente, bisogna rivedere i protocolli di sicurezza, ridurre ora il numero di alunni per classe per garantire un distanziamento effettivo e migliorare la qualità della scuola in presenza, investendo sugli organici”, conclude.


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