Nodo scuola in Umbria, genitori e sindaci chiedono un cambio di passo alla Regione

Written by on 15/03/2021

Nodo scuola in Umbria, genitori e sindaci chiedono un cambio di passo alla Regione

De Rebotti scrive a Tesei: "Rivedere i termini dell'ordinanza regionale sulla sospensione delle lezioni"

15/03/2021

Un presidio di Altra scuola, la Rete degli Studenti Medi Umbria

Record di giorni in Dad per la provincia di Perugia, secondo Altra scuola, la Rete degli Studenti Medi Umbria

PERUGIA – Passi avanti sulla questione scuole in Umbria. Con la nuova ordinanza numero 23 del 12 marzo, in vigore fino al 5 aprile, la Giunta regionale ha dato il via libera allo svolgimento in presenza dei servizi socio-educativi per la prima infanzia e quelli per la scuola dell’infanzia, cioè scuole nido e materne. Una misura valida in tutta la regione, fatta eccezione per i distretti sanitari dell’Alto Tevere, del Folignate, dell’Orvietano, della Valnerina, dell’Assisano e del Ternano. Le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado – ovvero elementari, medie e superiori – però rimangono chiuse, con lo svolgimento delle lezioni con modalità a distanza al 100% in tutto il territorio regionale.

La reazione dei genitori

Seppure accogliendo con favore il piccolo passo in avanti, i genitori dell’ ‘Associazione Articolo 26’ si dicono “molto preoccupati per le nuove chiusure delle scuole quando sono ormai chiari i gravissimi danni formativi e psicologici a cui stiamo esponendo i nostri bambini ed i nostri giovani, i limiti di accesso alla Dad in molte aree e il carico pesantissimo che grava sulle famiglie lasciate senza sufficienti supporti economici e organizzativi”. L’associazione, che da mesi chiede che a livello nazionale si rafforzino l’autonomia scolastica, i Patti Educativi di Comunità nei diversi territori e i Patti di Corresponsabilità educativa tra scuole e genitori nei singoli Istituti scolastici, accoglie con favore la riapertura dei nidi e delle scuole dell’infanzia in moltissimi comuni umbri, ma tornano a chiedere di lavorare con più determinazione alla ripresa delle scuole di ogni ordine e grado, “mettendo in campo tutte le precauzioni già previste ed attivate fin dall’inizio dell’anno scolastico. Le scuole aperte sono fra i servizi primari da salvaguardare – si legge in un comunicato -. Non possiamo fermare la formazione e lo sviluppo dei nostri giovani; ciò comporterebbe un danno per la loro stessa salute e per tutta la società che sta sacrificando un’intera generazione”.

Conferenza stampa Comitato A Scuola Umbria

A far sentire la propria voce anche il ‘Comitato A scuola Umbria’, associazione di genitori e docenti che da novembre scorso sostiene l’esigenza di difendere il diritto all’istruzione. Durante un incontro on line, sabato scorso, hanno sottolineato le ragioni del ricorso al Tar contro l’ordinanza regionale che chiudeva tutte le scuole in Umbria e presentato le evidenze scientifiche che ritengono che la scuola non sia il luogo di contagio per eccellenza. “Non neghiamo la gravità della situazione epidemiologica – spiega il comitato -, ma contestiamo il modus operandi della Regione, che sembra abbia come unico scopo quello di chiudere le scuole”. Una chiusura che, secondo diversi studi presentati nel corso dell’incontro, “non aiuta a ridurre il contagio, ma che attraverso i protocolli attuati ed il tracciamento la scuola risulta un ambiente sicuro”. Il comitato ha anche denunciato la scarsità di dati da parte della Regione Umbria in merito a tracciamenti e diffusione delle varianti nella popolazione scolastica. “L’ultimo ricorso presentato al Tar Umbria – spiegano gli esponenti del comitato – descrive la scarsa legittimazione e giustificazione delle scelte prese sulle scuole: non emerge a nostro avviso, né dai verbali del Comitato tecnico scientifico né tra le premesse delle ordinanze, alcuna base scientifica che dimostri il nesso di causa effetto tra la chiusura delle scuole ed il miglioramento del quadro epidemiologico, che ad oggi in Umbria, non sembra essere particolarmente migliorato tra prima e dopo la chiusura delle scuole. In particolare nella permanenza periodale del numero degli attualmente positivi ogni 100.000 abitanti negli ultimi due mesi e soprattutto nel numero dei nuovi casi positivi, quindi nella diffusione del contagio. Riteniamo – aggiungono – che la permanente diffusione del contagio dipenda, o meglio sia dipesa, dalle scuole aperte, bensì che i problemi siano altri, ad esempio il contesto organizzativo del Sistema Sanitario Regionale. L’Umbria è la Regione che ha più a lungo tenuto le scuole chiuse, “ma non si può dimostrare – sostiene il Comitato – che ciò abbia sortito un effetto di riduzione della diffusione del contagio ma che abbia forse distolto l’attenzione sul vero problema, ossia, la gestione del sistema sanitario umbro per il quale non ci risulta essere in vigore un piano sanitario effettivamente votato e adottato dal Consiglio regionale”.

Le richieste

Il Comitato si chiede “su che basi la Regione emetta le proprio ordinanze, e che dati epidemiologici estragga per perseguire su questa strada. Quello che pare evidente però è che questi siano negati ai cittadini, ma dati in pasto alla stampa quando e come essi ritengono più opportuno, e non sono stati riferiti nemmeno nella memoria difensiva della Regione presentata dinanzi al Tar. La Regione, che dichiara di negare tali diritti fondamentali al fine di ‘avere a cuore la salute dei propri cittadini’ ci dovrebbe spiegare allora perché non ha incrementato il numero dei posti in terapia intensiva, perché non ha assunto medici come nelle altre regioni (Toscana circa 3000, Umbria circa 50), perché non ha attivato un serio piano vaccinale (siamo i peggiori d’Italia) , e soprattutto perché non spiega ai propri cittadini invece di chiudersi nella propria fortezza come mai le varianti brasiliana e inglese sono partite proprio dagli ospedali?. Non accettiamo in maniera bieca e acritica le imposizioni scelte, ci atteniamo alle regole ma vogliamo che queste ci siano spiegate e date in maniera proporzionale. I cittadini hanno il dovere di sapere la verità, di leggere i dati in modo chiaro, di aprire gli occhi. Le ragazze e i Ragazzi, le bambine e i bambini hanno diritto ad avere assicurato il miglior futuro possibile e questo non sta accadendo. Chiediamo quindi che il Cts locale prenda in considerazione gli studi svolti, sia a livello locale sia a livello nazionale, e che agisca sempre tenendo conto dei rischi e benefici che la chiusura comporta, coinvolgendo anche i referenti del sistema statistico nazionale a livello locale e dell’ ufficio dell’Istat regionale.

De Rebotti scrive a Tesei

A chiedere un’inversione di rotta sul tema scuola è anche il sindaco di Narni, Francesco De Rebotti attraverso una lettera inviata alla presidente Tesei. La scelta di portare in Dad le scuole di ogni ordine e grado della regione “non tiene conto della differenziata realtà epidemiologica presente nei territori” ed è, di fatto, “incongruente con tutti gli sforzi fatti dagli operatori scolastici, dai genitori e dagli studenti, dai comuni e, non ultima, dalla Regione”, si legge nella missiva. Il sindaco chiede quindi alla presidente di rivedere i termini dell’ordinanza regionale che ha disposto la sospensione delle lezioni in presenza, applicando “scelte differenziate” avendo a riferimento, in ogni comune, il parametro utilizzato per materne e asili nido, cioè di 250 contagi ogni 100 mila abitanti. De Rebotti spiega di aver sollecitato “il supporto di Anci” a questa richiesta. Iniziative simili sono state annunciate anche dai sindaci di altri comuni della provincia di Terni, come Avigliano Umbro, San Venanzo, Montecchio, Baschi e Arrone. Anche il sindaco di Amelia, Laura Pernazza, annuncia che proporrà all’interno dell” ufficio di presidenza Anci “di rivedere l’ordinanza rimettendo in mano ai sindaci la decisione se chiudere o meno le scuole sulla base dei dati settimanali sull’andamento epidemiologico e sui casi nelle scuole”, previo confronto con il commissario regionale per l’emergenza Covid, Massimo D’Angelo.

Priorità alla scuola Umbria ‘Dimenticati a distanza’

Ricreare, con la presenza di sole scarpe, una piazza popolata virtualmente di bambini e ragazzi, che in realtà nelle stesse ore sono a casa in didattica a distanza: continua in questo modo la mobilitazione del comitato Priorità alla scuola Umbria (Pas) che le sta raccogliendo in
piazza IV Novembre, nel centro di Perugia. “Un gesto simbolico ma significativo, visto che gli adulti si muovono in libertà mentre ragazzi e bambini sono in Dad, ‘Dimenticati a distanza’ dietro uno schermo” commentano dalla delegazione umbra di Pas, comitato formato da genitori, insegnanti e studenti che da tempo chiede con forza investimenti per una nuova centralità delle scuole e in particolare la
tempestiva riapertura in sicurezza. Lunedì mattina erano già un centinaio le paia di scarpe posizionate a terra accanto alla Fontana Maggiore, ed ogni coppia con un messaggio abbinato. Rivolgendosi alle istituzioni, anche con questa ulteriore mobilitazione simbolica, il comitato
chiede ancora “l’immediata riapertura in sicurezza con una massiccia campagna di screening, grazie a test per tutti gli studenti in ingresso e test di monitoraggio settimanali a campione, l’ accelerazione del piano vaccinale, il potenziamento e messa in sicurezza dei trasporti”. Inoltre, in prospettiva del nuovo anno, le richieste sono anche quelle della stabilizzazione dei precari, delle assunzioni adeguate di personale docente e Ata e della riduzione del numero di alunni per classe. Priorità alla scuola sta chiedendo scelte politiche precise e investimenti “per una scuola aperta e sicura, perché dopo un anno di chiusure non si può più attendere”.


Umbria Radio in Streaming

Streaming

Current track

Title

Artist