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Scuola, record di giorni in Dad per la provincia di Perugia

Written by on 09/04/2021

Scuola, record di giorni in Dad per la provincia di Perugia

E' quanto evidenza il sindacato studentesco Altrascuola- Rete degli Studenti Medi Umbria, in un comunicato. L'intervento del Comitato a Scuola Umbria 

09/04/2021

Un presidio di Altra scuola, la Rete degli Studenti Medi Umbria

Record di giorni in Dad per la provincia di Perugia, secondo Altra scuola, la Rete degli Studenti Medi Umbria

PERUGIA- Più giorni in Didattica a Distanza di tutte le altre province d’Italia: è quanto evidenzia in un proprio comunicato Altrascuola – Rete degli Studenti Medi Umbria. Il triste primato, se lo sono aggiudicato le studentesse e gli studenti delle scuole superiori della provincia di Perugia.

La situazione è ancora più grave per i liceali che non hanno avuto la possibilità di tornare in classe per svolgere attività di laboratorio come negli istituti tecnici: si arriva a soli trentacinque giorni in presenza su centocinquantotto.

“La governatrice Tesei e la sua Giunta -dichiara Matias Cravero, coordinatore di Altrascuola- continuano a parlare di numeri da zona gialla e a chiedere riaperture dei negozi senza però nemmeno pensare ad un piano di riapertura delle scuole. Servono investimenti in trasporti, contact tracing e diritto allo studio per riaprire le scuole in sicurezza.

La provincia di Perugia è maglia nera in Italia per giorni di chiusura: serve un cambio di passo immediato. Le istituzioni non possono dimenticarsi degli studenti umbri e delle loro difficoltà.”

Non c’è bisogno di insistere di più sui dati -prosegue il comunicato- perché lo diciamo da tempo: questo è un disastro educativo senza precedenti e la responsabilità di non aver saputo gestire questa fase così complessa cade interamente sul Governo di destra della Regione Umbria, che in un anno e mezzo ha dimostrato a tutti quali non sono le sue priorità.

Scuola, sanità, trasporti e servizi pubblici in generale sono stati dimenticati.

Non è possibile -conclude il sindacato studentesco- che i diritti delle studentesse e degli studenti continuino a venire calpestati in questo modo.

 

L’intervento del Comitato a Scuola Umbria

La prossima settimana i ragazzi e le ragazze tornano a scuola anche in Umbria, sarà una settimana di festa. Non perché li avremo finalmente parcheggiati tutti ma perché si riapproprieranno finalmente dei loro spazi di vita, della loro indipendenza, della loro socialità fuori dalle quattro mura delle loro camerette, non adatte a contenere l’universo emozionale dell’adolescenza.

Ci sarà un giorno forse – e lo speriamo con tutto il cuore – in cui la politica chiederà scusa al suo bene più prezioso: il futuro delle nuove generazioni.

In Umbria questo dovrà essere fatto più che nel resto dell’Italia visto che siamo e saremo citati nei libri di storia come la regione d’Europa che ha chiuso le scuole più a lungo degli altri.

Pur comprendendo che affrontare una pandemia non sia cosa semplice, abbiamo amaramente preso coscienza in questi lunghi mesi di battaglie che la paura e il terrore hanno offuscato la mente di molti e lunedì mattina ci sveglieremo con un’amara consapevolezza: che la scuola continua ad essere, nella visione di tanti, un elemento marginale della nostra società e che i nostri figli devono ricordarsi in ogni luogo e in ogni momento di non disturbare, di non avere pretese, di respirare il più piano possibile.

Ma questo non vale per noi, per noi che combattiamo da mesi, prima da soli e poi uniti sotto un’unica associazione formalmente riconosciuta.

La battaglia portata avanti, sia sul fronte legale che su quella della richiesta di misurate azioni restrittive legata ai dati, è stata essenziale per arrivare a tutto questo, a volte estenuante e faticosa ma sempre fondamentale.

Non abbiamo mai preso sottogamba il virus, non siamo negazionisti, non siamo no vax, ma anzi con precisione certosina grazie alla nostra presidente Francesca Leone – statistica – abbiamo giorno dopo giorno studiato i dati, monitorato il dashboard, contattato Sara Gandini e ricercato tutte le evidenze scientifiche che potessero mostrare quali fossero i rapporti costi/benefici di questa prolungata chiusura.

E pian piano, facendo informazione, invertendo la narrazione dominante e non parlando per mera e utopistica ideologia il vento è cambiato.

Ma non ci fermeremo qui. E per questo domani saremo in Piazza del Popolo a Roma a fianco degli altri comitati della Rete Nazionale Scuola in Presenza a dire che la scuola anche in pandemia, e soprattutto in pandemia, deve essere considerata un bene essenziale e che il diritto alla salute non può essere considerato solo in funzione della lotta contro il Covid ma anche dell’intero benessere psico-fisico.

Non ci fermeremo davanti a condanne o insulti di nessun genere perché vogliamo riportare al centro loro: i nostri ragazzi e lo faremo tessendo le fila giorno dopo giorno di quella comunità educante che è essenziale per la creazione di una società migliore. Lo abbiamo scritto anche nel nostro statuto.

La nostra guida filosofica è il proverbio africano che afferma che per crescere un bambino serve un intero villaggio: per questo ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze serve la scuola, per essere parte integrante di questo villaggio, decodificarne i simboli, innovare la cultura dominante e non apprenderla passivamente, e trovarne un significato tanto individuale quanto collettivo.

La nostra attività parte da qui e ripartirà da qui per cercare di migliorare e tutelare nel futuro la scuola e coloro che ne sono parte. Ci siamo costituiti anche per questo: per essere un punto di riferimento di genitori, docenti, ragazzi e ragazze, per collaborare con la scuola e con le istituzioni al fine di poter offrire la migliore educazione scolastica che bambine, ai bambini, alle ragazze e ai ragazzi si meritano, oggi più che mai!


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