Sanità umbra, i sindacati riprendono la mobilitazione: “Crisi profonda”

Written by on 21/07/2021

Sanità umbra, i sindacati riprendono la mobilitazione: “Crisi profonda”

Mancate assunzioni, indennità non riconosciute e niente contratto decentrato: forte preoccupazione per la tenuta del sistema

21/07/2021

Il Pronto soccorso di Perugia

PERUGIA – La sanità umbra ancora al centro di una mobilitazione regionale. Mercoledì mattina, nel corso di una conferenza stampa, Fp Cgil, Fp Cisl, Uil Fpl, Fials e Nursing Up dell’Umbria hanno annunciato la riapertura dello stato di agitazione del personale della sanità pubblica regionale.

A rischio la tenuta del sistema

“Le assunzioni a tempo indeterminato promesse (oltre 1500) non ci sono, non c’è il contratto decentrato e nemmeno le indennità per l’attività Covid svolta, con grande abnegazione, nella seconda e terza ondata della pandemia”. È il quadro tracciato dai sindacati dei lavoratori della sanità umbra che definiscono la situazione “drammatica” e che ha portato, dopo mesi in attesa di risposte da parte della Regione, a riaprire lo stato di agitazione, programmando una serie di iniziative di mobilitazione che partiranno già dal mese di agosto, senza escludere “nessuna possibilità, nemmeno lo sciopero”. “Siamo davvero preoccupati per la tenuta del sistema sanitario regionale – hanno detto i rappresentanti dei sindacati di categoria dell’Umbria -. Le difficoltà che si sono palesate nella chiusura del bilancio 2020, la notevole crescita della mobilità passiva dei pazienti verso altre regioni, le liste d’attesa che continuano ad allungarsi, rappresentano un forte campanello d’allarme rispetto alla qualità della sanità umbra e alla sua capacità di risposta ai bisogni di salute della cittadinanza”.
I sindacati hanno evidenziato come la regione oggi non sia più “attrattiva non solo per i pazienti che prima arrivavano da fuori, ma anche per il personale sanitario stesso, che infatti si fatica a trovare, visto che altre regioni limitrofe offrono condizioni migliori sia da un punto di vista economico (contratti decentrati) che lavorativo”. “Se chi si laurea all’Università di Perugia poi va a lavorare in Toscana o in Emilia – hanno sottolineato i rappresentanti sindacali – questa è una tragedia per l’Umbria, perché significa in prospettiva essere sempre meno in grado di garantire risposte di qualità ai cittadini della nostra regione”.

Risposte inadeguate

Per i sindacati “le risposte sono spesso inadeguate. Basta guardare agli ospedali del territorio, che non hanno ancora ripreso le attività ordinarie. Provate a chiedere di fare una gastroscopia – hanno suggerito i sindacati – e vi renderete conto delle grandi difficoltà in essere. Chi se lo può permettere si rivolge al privato, per tutti gli altri la soluzione è uscire dall’Umbria, andando ulteriormente ad appesantire la passività economica”. C’è poi la questione dei tempi di vestizione, previsti dall’ultimo contratto nazionale, ma che in Umbria, denunciano i sindacati, non vengono riconosciuti, con conseguente apertura di centinaia di cause legali (le prime già arrivate a sentenza) “che potrebbero essere evitate con grande risparmio economico se la Regione definisse un accordo con le organizzazioni sindacali. Per tre mesi abbiamo dato la possibilità alla giunta di affrontare tutte queste questioni per trovare soluzioni condivise che evitassero la mobilitazione – hanno concluso i sindacati – ma la risposta è stata l’ulteriore taglio delle risorse già concordate per l’indennità Covid (2,8 milioni di euro)”. Alla luce del quadro evidenziato, per le organizzazioni sindacali l’unica strada è la mobilitazione. “A questo punto non ci resta che tornare a confrontarci con i lavoratori e riprendere il percorso di lotta per il giusto riconoscimento del lavoro sanitario e soprattutto per la tenuta del sistema pubblico. Il primo passaggio sarà una richiesta di audizione presso la III commissione regionale e poi, se non ci saranno risposte immediate, torneremo a far sentire la voce di chi lavora in sanità attraverso tutte le forme di mobilitazione che si renderanno necessarie”.


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