Ristoratrice di Norcia al presidente Draghi: “Nemmeno un centesimo di ristoro”

Written by on 11/04/2021

Ristoratrice di Norcia al presidente Draghi: “Nemmeno un centesimo di ristoro”

Il grido di allarme arriva da Stefania Borrini: "Non abbiamo diritto a percepire ristori - spiega - per la questione della soglia del 30% di mancato fatturato, a causa del sisma"

11/04/2021

La titolare del ristorante Sienti n'può a Norcia chiede ristori al presidente Draghi

“Non riceveremo nemmeno un centesimo di ristoro, nonostante il nostro ristorante sia rimasto aperto solo quattro mesi in questo tempo segnato dalla pandemia e da oltre quattro anni ci troviamo a vivere nell’ emergenza terremoto. Presidente Draghi, non sappiamo più come andare avanti”: il grido di allarme affidato all’ ANSA arriva da Norcia, dove Stefania Borrini, ristoratrice, racconta “l’ ennesima ingiustizia che siamo costretti a subire”. “E parlo – sottolinea – a nome di tanti miei colleghi che hanno le proprie attività nel cratere sismico del Centro Italia”.

Perchè al ristorante non spettano i ristori

Borrini gestisce il “Sienti’ n puo” assieme al marito Rodolfo, il loro locale si trova nel centrale corso Sertorio ed era stato il primo a riaprire dopo il sisma del 2016. “Non abbiamo diritto a percepire ristori – spiega – per la questione della soglia del 30% di mancato fatturato nel 2020 rispetto al 2019. Non raggiungiamo questa percentuale semplicemente perché nel 2019, così come nel 2018 e nel 2017 abbiamo lavorato a un terzo di prima del terremoto. Il parametro di riferimento per quanto riguarda i nostri bilanci deve essere il 2015, l’ anno prima del sisma. Se il confronto si fa con il fatturato di 5 anni fa registriamo un mancato incasso che supera l’ 80%, altro che 30”.

“Chiedo un aiuto direttamente al presidente del Consiglio – afferma Borrini -perché non saprei più a chi altri rivolgermi. Tutti gli altri politici conoscono la nostra situazione, qui a Norcia sono passati praticamente tutti”. “Fino ad oggi con mio marito abbiamo onorato tutti gli impegni – aggiunge -, pagando affitto, utenze e fornitori, ma abbiamo dato fondo a tutto. Adesso davvero non sappiamo come andare avanti, ogni mese per il locale tiriamo fuori 3 mila euro di spese fisse. Chiediamo di poter sopravvivere, veniamo da anni drammatici, non ci siamo arresi, ma se non ci vengono dati aiuti o se non ci permettono di riaprire, il nostro destino è segnato”.

Borrini conclude rivolgendo un pensiero ai suoi collaboratori. “Sono ovviamente tutti in cassa integrazione – spiega – e da quando abbiamo chiuso non ho più avuto il coraggio di sentirli. So che stanno passando un brutto momento assieme alle loro famiglie e vorrei tanto aiutare, ma non ho alcuna possibilità”.


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