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Da Perugia in Senegal grazie a Tamat Ong

Written by on 16/06/2022

Da Perugia in Senegal grazie a Tamat Ong

L'esperienza di cooperazione di Manuela Vena, fondatrice di Fidem

16/06/2022

L'esperienza di cooperazione di Manuela Vena, fondatrice di Fidem

L’associazione culturale Fidem di Perugia, nata nel 201o, è la promotrice del Festival delle Idee EuroMediterranee (FIDEM FESTIVAL) che nasce per “celebrare la continuità tra l’Europa e la Sponda Sud del Mediterraneo, rispetto alle quali l’Italia rappresenta una sorta di anelo di congiunzione a livello geografico”. A raccontare di questa esperienza è la sua fondatrice, Manuela Vena, dal 2010 operante nel terzo settore e cooperatrice di Tamat Ong, l’organizzazione non governativa attiva a Perugia da 30 anni. “L’idea alla base del Festival – spiega Vena – era la promozione delle politiche di vicinato. Dopo le rivolte del 2011, passate sotto la comune etichetta di primavere arabe, anche in Umbria si è capito quanto la Regione Mediterranea fosse determinante per gli equilibri geopolitici mondiali”. Fidem si specializza in mediazione dei conflitti in relazione alle potenzialità in seno alle donne, sedendo ad un tavolo presso il Maeci, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, preposto all’aggiornamento del Piano d’Azione Nazionale su Donne, Pace e Sicurezza in capo al Comitato Interministeriale per i Diritti Umani. “La classe dirigente locale – sottolinea Vena – ha continuato ad appoggiare la nostra iniziativa il minimo indispensabile. Il frangente pandemico ha ulteriormente debilitato l’organizzazione di un evento pubblico vocato alla promozione dell’amicizia tra i popoli, nel frattempo il clima d’odio che andava diffondendosi in Italia rispetto a certe tematiche non ha certo favorito la ripresa delle nostre attività che pure continuiamo a sottoporre ad interlocutori Nazionali e Comunitari. Nel frattempo è nata la collaborazione con Tamat Ong, organizzazione cui ho sempre guardato con stima condividendone approccio e assetto valoriale. Grazie a Tamat è stata fondata la rete di solidarietà e cooperazione UmbriaMiCo, che esercita l’interazione tra soggetti afferenti l’ambito socio-culturale e cooperativo a livello regionale”.

Formazione in Senegal

Grazie a Tamat, Vena ha potuto riprendere a lavorare nei Paesi nei quali vengono promossi progetti di cooperazione. L’ultima missione si è svolta in Senegal, dove la cooperante ha lavorato a “Before YouGo”, un progetto di formazione civico-linguistica di pre-partenza per promuovere una migrazione consapevole e responsabile attraverso le cosiddette ‘vie legali’. “Mi sono occupata anche della promozione di un network in ambiti di mia competenza – spiega Vena – , quali l’empowerment di gruppi socialmente fragili e delle donne in particolare. Se lavorare a Dakar mi ha restituito l’impressione di una città in pieno fermento urbanistico – racconta -, insegnare nella periferia di Pikine Est mi ha permesso di comprendere come e quanto le organizzazioni di donne siano assolutamente consapevoli dell’importanza socio-economica del proprio ruolo”. Il contesto odierno vede il Senegal al centro del dibattito pubblico, grazie alla vittoria della Coppa d’Africa, nonché grazie al IX Forum mondiale sull’Acqua, tenutosi per la prima volta in un Paese Africano, “il mio auspicio – sottolinea la cooperante – è che il sistema Paese possa beneficiare di una visibilità che sarebbe banalizzata, se il supporto della comunità internazionale non tenesse in considerazione le esigenze specifiche di un Paese che merita di conseguire risultati a portata di mano”. Il Senegal infatti, oltre alla presenza di gruppi socialmente attivi quali l’associazione delle Giuriste del Senegal (AJS), che lavorano in direzione dell’affermazione di diritti universali “che cozzano con un assetto tradizionale non propriamente astringente rispetto ad altre latitudini del medesimo continente”, può contare sul supporto di una Diaspora che, dalla sola Italia, “contribuisce non poco ad un’interazione propositiva tra passato e presente, in un confronto virtuoso tra minacce e opportunità esaminate a livello esterno prima che interno. Il Senegal è in fermento – commenta Vena -: Speriamo si decida di sostenerlo attraverso l’elaborazione di politiche pragmatiche e strumenti finanziari adeguati al Sistema Paese, a dispetto di un sensazionalismo tipico dei frangenti calcistici”.

Accoglienza: risorsa o minaccia?

“In un’epoca che continua a ridurre la sovranità statale alla mera difesa dei confini – spiega Manuela Vena parlando del tema dell’accoglienza dei migranti nei paesi occidentali -, l’immaginario collettivo si contrae, di certo non si espande, ed essendo qualcosa che ha a che fare con la sommatoria delle singole visioni del mondo dei contemporanei, risulta piuttosto limitato. Le persone fruiscono, senza alcuna dimestichezza critica, di media che veicolano sensazionalismo in una logica binaria riduttiva tipo amico contro nemico, bianco contro nero, buono contro cattivo – sottolinea Vena – all’interno di un perimetro sociale molto complesso che meriterebbe analisi e grande attenzione”. Molti studi confermano come l’accoglienza “consegue risultati apprezzabili non solo a livello culturale, ma anche e soprattutto a livello economico: Come si può pensare di confinare ognuno nel proprio Stato nell’epoca di migrazioni per antonomasia?” si chiede la cooperante. “Perché forzare la storia? Noi di Tamat costruiamo ponti dove gli altri ergono muri con ricadute significative in termine di relazioni e contatti”. Un tema importante sui cui si sofferma la cooperante è il ruolo delle donne in questo contesto. “Le donne possono e dovranno fare la differenza” – spiega Vena -. A parte la consapevolezza giuridicamente validata (a livello internazionale e comunitario prima che a livello nostrano) di una parità che, di fatto, stenta ad affermarsi, c’è bisogno di lavorare, ancora una volta, sull’immaginario collettivo. C’è bisogno di lavorare in direzione di un vero e proprio cambio di mentalità – spiega la cooperante -. Il nostro Paese ha bisogno di una vera e propria rivoluzione culturale che affermi le istanze più contemporanee in opposizione ai dettami antidemocratici enunciati dalle cosiddette democrature che, non a caso, additano ogni forma di apertura alle minoranze, alla stregua di ‘mollezze occidentali’, come ebbe a dire di recente il patriarca russo. I moti geopolitici contemporanei sono condizionati dalla volontà di riaffermare vecchie visioni del mondo – spiega Vena – che pure appaiono rassicuranti a chi non ha nessuna convenienza a favorire l’avvento di un mondo aperto alle differenze e attento alle esigenze specifiche degli specifici gruppi sociali cui fanno capo. Se nella visione di Tamat la diversità è ricchezza – conclude la cooperante -, nella visione di altri il livellamento generalizzato favorisce moti di governance verticale e, in quanto tale, più efficace e più applicabile su larga scala. In un simile contesto lo stesso terzo settore deve assumersi la responsabilità di colmare le lacune della classe politica, anche in ambito di gender gap”. Ascolta l’intervista a Manuela Vena, cooperante di Tamat Ong e presidente di Fidem Perugia, nel corso della trasmissione Mondo Migliore di Umbria Radio.


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