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A Perugia una mostra con opere trafugate e poi recuperate

Written by on 25/07/2018

A Perugia una mostra con opere trafugate e poi recuperate

25/07/2018

PERUGIA – Importanti reperti archeologici, 31 in totale, trafugati ma poi recuperati dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Perugia saranno esposti al museo archeologico nazionale dell’Umbria fino al 25 gennaio 2019. È la mostra “Alla ricerca dell’arte perduta”. L’esposizione è curata della direttrice del museo Luana Cenciaioli e delle archeologhe Paola Bonacci e Sabina Guiducci. Le opere proposte “rientrano nell’ambito culturale dell’Italia meridionale del quarto secolo avanti Cristo con varie tipologie rappresentate: la statuaria, vasi plastici, la ceramica apula a figure rosse, quella gnathia, a vernice nera con dorature”, come ha sottolineato proprio Cenciaioli che per il museo è temporaneamente anche il custode giudiziario dei reperti grazie a un apposito provvedimento della procura della Repubblica che ha consentito l’esposizione e i restauri necessari per la conservazione degli oggetti.

L’inaugurazione All’inaugurazione hanno partecipato anche il direttore del Polo museale dell’Umbria Marco Pierini, il comandante della Legione Carabinieri Umbria generale di brigata Massimiliano Della Gala, quello provinciale, colonnello Giovanni Fabi, il comandante del Gruppo tutela patrimonio culturale di Roma tenente colonnello Valerio Marra e il comandante del Nucleo investigativo del Comando Provinciale di Perugia maggiore Salvatore Pascariello. “Questa è l’occasione giusta per dire grazie all’Arma dei carabinieri” ha affermato Pierini che ha anche sottolineato la qualità della mostra e il buono stato di conservazione degli oggetti. “Non si può immaginare – ha osservato – la tutela senza la valorizzazione”. Nel luglio 2016, i carabinieri del nucleo investigativo del Comando provinciale di Perugia, nel corso di una mirata attività d’indagine, partita a seguito di una rapina in un istituto di credito, hanno rinvenuto – è stato sottolineato dai rappresentanti dell’Arma – in alcune abitazioni e in un pollaio vicino ad Assisi numerosi reperti archeologici. Tutti oggetti, accuratamente avvolti in fogli di giornale, risultati di considerevole valore sottratti, tramite scavi clandestini, al patrimonio culturale e destinati al mercato illecito delle opere d’arte. “L’operazione si inseriva all’interno di un attento piano di contrasto ai reati contro il patrimonio artistico, culturale e paesaggistico italiano” ha spiegato il colonnello Marra. “Custodire, tutelare e valorizzare – ha aggiunto – è compito del Ministero ma anche dei carabinieri”. “Questa iniziativa della mostra – ha poi detto il generale Della Gala – ci permette di sottolineare il legame che l’Arma ha con il territorio e le sue risorse che si sviluppa, grazie a professionalità e sensibilità, nell’ordinarietà delle indagini”. “Siamo davvero contenti di offrire così un contributo importante in un territorio caratterizzato da una vasta ricchezza artistica e culturale” ha quindi sottolineato il colonnello Fabi.

Le opere esposte Tra i materiali esposti, molto interessante risulta una testa femminile di statua funeraria, in terracotta dipinta con diadema e orecchini pendenti dorati. I vasi plastici, di cui due configurati a testa femminile con alte anse sormontanti, sono policromi, e spicca il bianco del volto e il rosa ed il celeste degli ornamenti. La ceramica apula (a figure rosse risalente al quinto secolo avanti Cristo) costituisce il nucleo più consistente, con 15 vasi in tutto. Interessante il cratere a campana con rara rappresentazione di caccia al cinghiale. Poi il piatto a pesce, tipico prodotti delle officine apule, usato nelle mense come stoviglia. Infine i vasi a vernice nera con foglia d’oro, sono attestati solo in quattro esemplari con decorazione a rilievo e anche un guttus (sorta di biberon) a vernice nera.


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