Perugia.Il cardinale Bassetti ricorda San Giovanni Paolo II

Written by on 18/05/2020

Perugia.Il cardinale Bassetti ricorda San Giovanni Paolo II

18/05/2020

PERUGIA- Nel giorno della ripresa delle Sante Messe a porte aperte il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei Gualtiero Bassetti, ha presieduto la celebrazione eucaristica nella Cattedrale di San Lorenzo nel pomeriggio di lunedì 18 maggio, nel giorno in cui cento anni fa nasceva San Giovanni Paolo II.

Alla celebrazione, presieduta insieme al vescovo ausiliare monsignor Marco Salvi, hanno partecipato i rappresentanti delle Istituzioni civili e militari e del mondo della sanità del capoluogo umbro e diversi fedeli, nel rispetto delle norme vigenti  sulla sicurezza a seguito dell’emergenza sanitaria in corso.

Di seguito il testo integrale dell’omelia del cardinale Bassetti.

Un giorno di letizia pasquale. Fratelli e sorelle, siamo riuniti insieme stasera, per la prima volta dopo quasi tre mesi, nella nostra basilica cattedrale di San Lorenzo. In queste lunghe settimane, la cattedrale è rimasta sempre aperta, ma vuota. Anche le celebrazioni delle Settimana Santa e della Pasqua si sono svolte in maniera dimessa, stante la perdurante epidemia. Dopo l’accordo con il Governo, da me sottoscritto il 7 maggio scorso, da oggi, in tutte le chiese d’Italia, i sacerdoti hanno potuto celebrare l’Eucaristia insieme al loro popolo. E’ questo, dunque, per tutti noi, un giorno di letizia pasquale. Ci siamo raccomandati affinché ovunque vengano osservate con diligenza tutte le precauzioni prescritte e ognuno si senta responsabile dell’altro, nei suoi comportamenti e nelle sue iniziative.

Ringraziamenti… Contribuire al benessere della comunità. Ringrazio le autorità civili, militari, sanitarie qui convenute. Esse rappresentano le istituzioni pubbliche presenti a Perugia, che in questi giorni di emergenza si sono assunte la responsabilità di gestire una situazione inedita, in mezzo a grandi difficoltà. Saluto e ringrazio i medici, gli infermieri e i volontari che, a vario titolo, si sono prodigati nell’aiuto ai malati e ai bisognosi. Un grazie da tutta la comunità civile e religiosa di Perugia. Sappiamo bene che l’emergenza non è finita. Ci attendono altri mesi pieni di preoccupazioni e di sfide, ma con la buona volontà di tutti riusciremo a superare anche questa fase e, se Dio vuole, ad uscire dal dramma, costato finora decine di migliaia di morti e centinaia di migliaia di infettati in tutta Italia. Insieme al culto pubblico, oggi sono ricominciate molte attività lavorative: ognuno, nello svolgimento del proprio dovere, contribuirà alla ripresa del Paese e al benessere della comunità.

San Giovanni Paolo II ci dà la forza di affrontare con fede i grandi problemi della nostra epoca. Per singolare coincidenza, la celebrazione odierna cade nel giorno della nascita, cento anni fa, a Wadowice in Polonia, di Karol Wojtyła, poi Papa con il nome di Giovanni Paolo II. Il ricordo nell’amato pontefice, canonizzato nel 2014 da Papa Francesco, ci riempie di gioia e ci dà la forza di affrontare con fede e speranza i grandi problemi della nostra epoca e ci dà anche il coraggio di affrontare la presente emergenza sanitaria, che tanto dolore ha provocando in Italia, in Europa e nel mondo.

Testimone di sofferenze e persecuzioni. La Parola di Dio, che nel tempo pasquale segue principalmente il racconto degli Atti degli Apostoli, ci ricorda questa sera come entrò il cristianesimo in Europa, attraverso la predicazione di Paolo a Filippi, e la conversione della prima donna della città, Lidia, e poi di tutta la sua famiglia. E’ lo Spirito Santo, il Paraclito, come lo chiama l’apostolo san Giovanni, ad ispirare Paolo a salpare dall’Asia Minore verso Neapoli, sulle coste della Macedonia, in terra ‘europea’. Dall’incontro di Paolo, con un gruppo di donne, nacque la prima comunità cristiana del vecchio continente. Una comunità destinata a crescere e a diffondersi in tutto il continente, ma anche a subire, lungo i secoli, le peggiori persecuzioni, così come il Signore aveva preannunciato ai suoi discepoli. Ad essi aveva chiesto di essere forti e di offrire la propria testimonianza, specialmente nell’ora della prova. Nei secoli, generazioni di fedeli in Cristo hanno professato la fede con generosità, con fiducia e, molto spesso, a costo della vita. Nella schiera dei testimoni fedeli del Cristo, morto e risorto, occupa senza dubbio un posto preminente san Giovanni Paolo II, che ha portato sulle sue spalle la croce del mondo, con le sue incomprensioni, sofferenze e ignominie. Ha portato nella propria carne le ferite dell’odio, con l’attentato del 1981 in piazza San Pietro, e le ferite dell’umana debolezza, della malattia, della vecchiaia.

Ci ha accompagnato per quasi trent’anni di pontificato; con la sua presenza e la sua parola, sempre ispirate dal Vangelo, ci ha invitati alla ricerca del volto di Dio e del volto umano, di quella dignità spesso perduta o calpestata. Testimone del crollo di due totalitarismi, non ha mancato di gridare forte il bisogno e il diritto dell’uomo alla sua libertà. Libertà da ogni oppressione politica o ideologica, che conduce all’asservimento e alla disperazione.

Giovanni Paolo II e la città di Perugia.


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