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Perugia, oltre 50 furti in quattro mesi: bottino superiore a 150mila euro

Written by on 10/05/2022

Perugia, oltre 50 furti in quattro mesi: bottino superiore a 150mila euro

Arrestate 11 persone per associazione a delinquere, furto pluriaggravato e rapina impropria

10/05/2022

Un momento della conferenza stampa (foto Ansa)

Oltre 50 furti in attività commerciali o abitazioni private, tra novembre 2021 e marzo 2022, che avrebbero fruttato oltre 150 mila euro, già trasferito in gran parte all’estero. Lunedì, la polizia ha arrestato 11 cittadini albanesi indagati per associazione per delinquere, furto pluriaggravato e rapina impropria.

Le indagini in cinque province

Le indagini della polizia, che hanno interessato le province di Perugia, Casera, Brescia, Trento e Udine, sono partite dal capoluogo umbro nel novembre del 2021, dopo una serie di furti. Dagli accertamenti gli agenti hanno raccolto diversi indizi circa l’esistenza di due bande criminali composte da cittadini albanesi composti, il primo da sei soggetti, e il secondo da cinque, dedite a furti in esercizi commerciali o case private. Le prime indagini si erano soffermate su un complesso residenziale di Sant’Enea a Perugia dove si registrava un frequente via vai di cittadini albensi con precedenti per reati contro il patrimonio. Gli stessi risultavano provenienti dalla provincia di Caserta e arrivavano a a Perugia solo per il fine settimana, proprio in concomitanza ai furti registrati in zona.

Due bande diverse

Gli agenti si sono concentrati anche su un’altra abitazione in zona San Fortunato della Collina dove, avevano notato la presenza di cittadini albanesi che uscivano la sera e tornavano a casa solo a tarda notte. Gli orari di uscita e ritorno erano, anche in questo caso, compatibili con quelli di alcuni furti commessi nella provincia di Perugia. Osservando i due distinti gruppi criminali, la polizia è riuscita ad associarli ad una pluralità di furti commessi tra novembre 2021 e marzo 2022. Una 50ina gli episodi di furti e due rapine improprie, sono state ricondotte alle due bande.

Il modus operandi

Secondo le indagini, i componenti delle due bande, avevano predisposto una struttura organizzata dotata di uomini, ciascuno con il proprio compito, un quartier generale e varie auto, cellulari e schede sim, cambiati in continuazione, per tenersi in contatto nel corso dei raid.  Gli obiettivi da colpire non erano predeterminati in partenza, ma – secondo gli inquirenti – venivano scelti volta per volta in relazione a quelli ritenuti più facili da colpire. La refurtiva, gioielli, denaro, tabacchi, valori bollati, gratta e vinci, capi di abbigliamento firmati, sarebbero stati venduti con un ricavo superiore a 150 mila euro: denaro già trasferito in gran parte in Albania.  Sono otto le persone che sono state materialmente arrestate, mentre altri 3 risultano irreperibili, presumibilmente rientrati in Albania.


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