Il senatore Pillon assolto dall’accusa di diffamazione

Written by on 15/02/2021

Il senatore Pillon assolto dall’accusa di diffamazione

In primo grado era stato condannato dai giudici d'appello al pagamento di una multa per alcune affermazioni ritenute offensive dall’associazione Omphalos LGBTI

15/02/2021

Il senatore della Lega, Simone Pillon

PERUGIA-  La Corte di Appello di Perugia, ribaltando la sentenza di primo grado, ha assolto il senatore Simone Pillon della Lega dall’accusa di diffamazione nei confronti del Circolo gay Omphalos. Il processo, era stato originato da alcune querele che il Circolo del capoluogo umbro aveva presentato,  per alcune affermazioni ritenute omofobe con le quali aveva commentato in qualità di consigliere nazionale del Forum delle associazioni familiari, una loro iniziativa nelle scuole. Fatti per i quali in primo grado, era stato riconosciuto il reato di diffamazione, e condannato a 1.500 euro di multa (pena sospesa). Ora la Corte ha cancellato tutto, assolvendo l’esponente leghista perché il fatto non costituisce reato.

“Sono molto soddisfatto della sentenza -ha detto il senatore Pillon– che fa giustizia di anni di accuse assurde. La Corte ha ribadito la legittimità del diritto alla libertà di parola e di critica politica di fronte alla censura LGBT. Rispettiamo tutti, ma pretendiamo rispetto per i nostri figli, per le nostre idee e per quei diritti dei bambini che dovrebbero essere considerati valori da tutta la nostra comunità nazionale”.

I giudici d’appello hanno così accolto il ricorso presentato dai difensori del senatore Pillon, gli avvocati Laura Modena, Stefano Forzani e Massimiliano Sirchi. In primo grado, il Giudice unico di Perugia aveva disposto per Pillon anche il risarcimento, da liquidarsi in sede civile, nei confronti dello stesso circolo e di un attivista, con una provvisione complessiva di trenta mila euro, al pagamento della quale il Giudice ha subordinato la sospensione della pena. Somma già versata dal senatore della Lega che ora, si è appreso dai suoi legali, potrà chiedere indietro.

“Siamo sinceramente stupiti da questa sentenza della Corte d’Appello  -commenta Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos- Non conosciamo ancora le motivazioni, che saranno depositate tra novanta giorni, ma l’assoluzione con formula perché il fatto non costituisce reato ci dice che i fatti contestati dalla Procura della Repubblica di Perugia esistono e che evidentemente la Corte ha deciso per un’interpretazione molto estensiva del diritto di critica.

Rispettiamo la decisione dei giudici, ma attendiamo il deposito delle motivazioni per decidere i prossimi passi nella tutela dell’Associazione e della Comunità LGBTI tutta.

Siamo e saremo sempre orgogliose del lavoro che i nostri volontari e le nostre volontarie svolgono nelle scuole, così come di quello di tante altre associazioni LGBTI in Italia -conclude Bucaioni– Il diritto di critica politica non può mai significare infangare il lavoro altrui”.

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