‘Giovani per la giustizia’, presentato il progetto dell’Unipg

Written by on 21/09/2021

‘Giovani per la giustizia’, presentato il progetto dell’Unipg

Rettore Oliviero: "Investire sui giovani". Presente anche la ministra Cartabia

21/09/2021

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Il rettore Oliviero e la ministra Cartabia

‘Giovani per la giustizia: l’occasione dell’ufficio del processo’, è il nome del progetto dell’Università degli Studi di Perugia (Unipg) presentato a Palazzo Murena dal rettore Maurizio Oliviero alla presenza della ministra della giustizia, Marta Cartabia. Un progetto che mira al miglioramento dell’efficienza del sistema giudiziario mediante l’assunzione a tempo determinato di migliaia di giovani laureati in Giurisprudenza, che andranno ad affiancare i giudici nello svolgimento delle loro attività.

Investire sui giovani

“I giovani sono il presente prima del futuro e quando si decide di investire sulle loro capacità, sulle loro competenze, sulla loro potenzialità è un bel messaggio che noi mandiamo”. È questo secondo il rettore, Maurizio Oliviero, il “faro”, il “punto di riferimento” dal quale parte il progetto dell’Università degli studi di Perugia. “Il titolo ‘Giovani per la giustizia’ rappresenta innanzi tutto una centralità che noi da alcuni anni abbiamo voluto dare ai nostri giovani, nel mondo nelle università, in questa università” ha detto il rettore. “I giovani sono al servizio della giustizia – ha aggiunto -, perché reclamano giustizia. Il reclamare giustizia vuol dire rivendicare un posto in questa nostra società. Noi siamo orgogliosi del lavoro che ha fatto questa comunità, molto del quale, anche in questi due anni difficili, lo dobbiamo soprattutto ai nostri giovani. A loro vorrei dire che c’ è una comunità, un Paese che vi guarda e vi sostiene e che prova a rispondere al vostro desiderio di giustizia. Voi dovete avere il coraggio di restare in questo paese e di dare una mano per costruire il presente e il futuro: quello che sarà domani dipenderà da quello che voi sceglierete di fare”. Presenti all’incontro il presidente della Corte d’appello di Perugia, Mario Vincenzo D’Aprile, il procuratore generale della Repubblica, Sergio Sottani, il presidente dell’Ordine degli avvocati di Perugia Stefano Tentori Montalto, il direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Andrea Sassi. A portare il suo contributo, con la sua testimonianza diretta, una tirocinante presso la Corte d’Appello di Perugia, Caterina d’Alessandro.

L’intervento della ministra Cartabia e del presidente D’Aprile

“Questa – ha detto la ministra Cartabia – è una città davvero ricca di storia, lo è nelle sue vie, lo è nei suoi palazzi, lo è perché questa Università ha una magnifica storia. Anche la giustizia italiana è una giustizia che vanta una storia molto nobile, molto antica, molto ricca di cultura e di profondità. Una storia gloriosa di cui andare fieri. Ma come spesso accade quando ci misuriamo con brandelli di storia del nostro Paese non possiamo non guardarci da un rischio e da una necessità, che è di non adagiarsi mai sul patrimonio che ci è stato consegnato. Quel patrimonio c’è, è ricco, è il punto di partenza del nostro oggi ma è un patrimonio che ci è consegnato perché quella ricchezza sia sempre tenuta viva come braci ardenti che non diventino mai ceneri tra le nostre mani”. Per quanto riguarda gli interventi sull’edilizia la ministra ha ricordato che “il Pnrr aggiunge e dedica una somma cospicua, un milione e mezzo di euro, proprio ai palazzi della giustizia di Perugia”. “Non basteranno – ha detto -, non basta mai, ma è qualcosa ed è qualcosa che è concretamente a nostra disposizione per cominciare a metterci in moto”. “Noi non ci tiriamo indietro e siamo pronti a dare tutto il nostro impegno – ha sottolineato D’Aprile – ma è indispensabile che per poter lavorare questi giovani abbiano un magistrato di riferimento ed è quindi necessario che i posti scoperti già esistenti vengano coperti in tempi brevi”. “Oggi, 31 anni fa, un giovane magistrato che cercava di praticare giustizia, Rosario Livatino, veniva ucciso – ha ricordato il procuratore generale Sottani -. Spesso l’immagine della magistratura, che sta raggiungendo i livelli più bassi di credibilità, dimentica lo sforzo di tanti giovani , eppure il lavoro di magistrato è un lavoro particolarmente qualificato e privo di staff. L’ufficio del processo cerca di intervenire perché parte dal presupposto che non è il giudice un singolo fabbricatore di decisioni ma è il realizzatore, con tutto il genio e la capacità, di un lavoro di squadra e, per avere un lavoro di squadra, occorre avere dei collaboratori particolarmente qualificati, personale giovane capace di svolgere una assistenza altamente qualificata”.


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