Export vino, in Umbria secondo Coldiretti in crescita del 21,8%

Written by on 24/09/2021

Export vino, in Umbria secondo Coldiretti in crescita del 21,8%

Per il presidente regionale Agabiti rappresenta un traino per l'intera economia locale

24/09/2021

Export Vino

Le imprese vitivinicole, settore fondamentale dell'economia umbra

Segnali positivi per le esportazioni del vino umbro con un aumento delle vendite all’estero del 21,8% grazie alla riapertura dei ristoranti e delle enoteche in tutto il mondo. Lo ha reso noto Coldiretti, sulla base dei dati Istat – Coeweb riferiti al primo semestre 2021.

L’avanzare della campagna vaccinale anti Covid, sottolinea l’associazione degli agricoltori, sta favorendo il ritorno alla vita di comunità e la riapertura della ristorazione in tutto il mondo, con le esportazioni di vino italiano che riprendono slancio dopo un anno di sofferenza.

La ripresa complessiva delle esportazioni è accompagnata dalla crescita dei consumi interni con un aumento record, a livello nazionale, degli acquisti domestici di vini e spumanti nel primo trimestre del 2021 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ismea. Il risultato è un aumento del fatturato che è stimato dalla Coldiretti pari a undici miliardi di euro nel 2021.

“Quello vitivinicolo regionale, con circa tredici mila ettari di superficie vitata, è un comparto che va sostenuto -ribadisce il presidente regionale Coldiretti, Albano Agabiti- in grado com’è di esprimere al meglio, anche all’estero, la qualità del made in Umbria agroalimentare; un punto di forza che svolge un ruolo traino per l’intera economia locale.

A preoccupare dopo il Covid, sono le nuove politiche europee come la proposta di mettere etichette allarmistiche sulle bottiglie per scoraggiare il consumo, o anche il via libera dell’Unione Europea a nuove pratiche enologiche come la dealcolazione parziale e totale che rappresenta un grosso rischio ed un precedente pericolosissimo permettendo di chiamare ancora vino un prodotto in cui sono state del tutto compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di un trattamento invasivo che interviene nel secolare processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino.

Particolarmente grave -conclude il presidente Agabiti- è la decisione di considerare i vini de-alcolati e parzialmente de-alcolati come prodotti vitivinicoli e di consentire tale pratica anche per i vini a denominazione di origine protetta o indicazione geografica protetta”.

 


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