Emergenza Covid, anche a Perugia la Confcommercio scende in piazza

Written by on 28/10/2020

Emergenza Covid, anche a Perugia la Confcommercio scende in piazza

Una mobilitazione pacifica, ma dall’alto valore simbolico, all'insegna di #Siamo a terra

28/10/2020

La locandina della manifestazione di Confcommercio Umbria

 

PERUGIA- All’insegna dello slogan #Siamo a terra, oggi  mercoledì 28 ottobre, alle ore 11.30, i gestori di pubblici esercizi dell’Umbria, quali bar e ristoranti, occupano simbolicamente piazza IV Novembre  a Perugia. Una manifestazione pacifica, ma dall’alto valore simbolico, contro le nuove restrizioni previste dall’ultimo Dpcm che colpiscono i pubblici esercizi e l’intera economia regionale.  L’iniziativa è di Fipe Confcommercio, l’organizzazione più rappresentativa degli imprenditori del settore, che vede coinvolte contemporaneamente ventiquattro piazze italiane.

In rappresentanza delle cinquemila imprese umbre del settore bar e ristoranti, con quasi tredicimila dipendenti, interverranno il presidente regionale di Confcommercio Giorgio Mencaroni, responsabili Fipe Umbria, imprenditori provenienti da diversi territori della regione.

Una mobilitazione pacifica, in forma statica, ma, come dicevamo, fortemente simbolica. Senza dubbio il settore della ristorazione, è quello più colpito dalla pandemia e il nuovo Dpcm, in vigore fino al 24 novembre, avrà ripercussioni ancora più devastanti.

“Serve un intervento immediato con contributi a fondo perduto per compensare le perdite di fatturato dei pubblici esercizi. Le attività ristorative chiuse lasciano a casa tantissimi dipendenti che rischiano di essere cancellati definitivamente -dice Romano Cardinali, Presidente di Fipe Umbria Confcommercio– Gli imprenditori di questo settore si sono dimostrati persone responsabili, che rispettano i protocolli sanitari loro imposti, ma non possono reggere ulteriormente una situazione che decreterebbe la loro condanna a morte”.

Le misure del Governo costeranno altri 2,7 miliardi di euro alle imprese della ristorazione, stima l’Ufficio Studi di Fipe Confcommercio. Se non accompagnate da contemporanee e proporzionate compensazioni di natura economica, sarebbero il colpo di grazia per i pubblici esercizi italiani, che già sono in una situazione di profonda crisi, con conseguenze economiche e sociali gravissime.

“Siamo perfettamente consapevoli che la situazione sanitaria in questo momento è drammatica e intendiamo fare la nostra parte -sottolinea, invece, il presidente di Confcommercio Umbria, Giorgio Mencaroni– Le imprese della ristorazione, e più in generale i pubblici esercizi, hanno fatto investimento notevoli per mettersi in regola e per lavorare in sicurezza, per i propri clienti, i propri dipendenti, le loro famiglie.

Il dramma che stanno vivendo in questo momento, è sotto gli occhi tutti. E coinvolge tutti i settori dell’economia del nostro territorio, nessuno escluso. Per questo, abbiamo fatto un appello anche ai parlamentari umbri perché rappresentino nelle sedi opportune il grido d’allarme della nostra terra. Quello che in questo momento le categorie economiche, pretendono è di essere coinvolti nelle scelte che possono decidere della vita o della morte delle imprese.
Nei momenti di crisi, come indubbiamente questo che stiamo vivendo -conclude Mencaroni– non è accettabile che decisioni così importanti e decisive, sia a livello locale che regionale, ci piovano sulla testa senza un reale  coinvolgimento delle categorie più direttamente coinvolte. Le soluzioni si trovano sempre. Vanno cercate insieme”.


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