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Diaspora, migrazione e integrazione: i progetti di Tamat Ong

Written by on 20/05/2022

Diaspora, migrazione e integrazione: i progetti di Tamat Ong

L'aiuto ai paesi d'origine e l'integrazione nelle nuove comunità. L'intervista al presidente dell'Alto consiglio dei maliani in Italia

20/05/2022

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L'intervista al presidente dell'Alto consiglio dei maliani in Italia

Diaspora: un concetto legato alla migrazione, all’integrazione e anche al prezioso lavoro di organizzazioni e istituzioni come Tamat e l’Alto consiglio dei Maliani in Italia. Con il termina ‘diaspora’ si intende l’abbandono della propria terra di origine da parte di una consistente fetta della popolazione che va a distribuirsi in altri contesti geografici. Nella sociologia delle migrazioni, il termine ‘diaspora’ indica anche i gruppi organizzati che stabiliscono relazioni tra membri di una comunità migrante in un paese terzo, volte al mutuo aiuto e il sostegno all’economia del proprio paese di origine attraverso l’invio di rimesse: questa realtà viene indicata nelle analisi con il termine ‘co-sviluppo’. Le diaspore, nella loro varietà, possono diventare referenti preziosi per i progetti di cooperazione internazionale in una fase in cui il fenomeno migratorio va configurandosi come transnazionale. I rapporti transnazionali che si instaurano da questo tipo di esperienze, sono ricchi e variegati. Non sono soltanto due territori, con le loro rispettive popolazioni, a essere messi in contatto, ma ci sono anche i rapporti che si creano nel Paese di residenza tra le associazioni di immigrati e altre realtà locali – associazioni, imprese e istituzioni – spesso coinvolte nella promozione dei progetti e, ancora, i rapporti che si vengono a creare nella realizzazione dei progetti stessi tra queste medesime realtà e altre che invece sono basate e operano nei Paesi di origine dei migranti. Tra queste vi è anche Tamat Ong che, attraverso la relazione e la collaborazione con vari enti e istituzioni, ha lanciato diversi progetti di cooperazione in Italia e nel mondo.

La diaspora maliana in Italia

Il  Consiglio dei Maliani d’Italia è una struttura federale di 22 associazioni, creata nel 2001 a Milano, per realizzare un rapporto di solidarietà ed cooperazione tra i maliani e altri realtà, le cui finalità sono di promuovere la conoscenza e il rispetto delle convenzioni nazionali, internazionali e delle leggi, al fine di favorire l’integrazione dei Maliani nel paese di residenza e nel processo di sviluppo dell’attività sociale, culturale e economica del pese d’origine. I suoi compiti, nello specifico, riguardano la tutela dei diritti e l’aiuto nel lavoro e negli interessi dei membri, la promozione degli interessi dei maliani all’estero, fornendo informazioni, sostenendo l’impiego delle rimesse in attività produttive in Mali e/o progetti di ritorno, e più in generale le attività di cooperazione economica e sociale tra il paese d’arrivo e quello d’origine. Seguendo questa finalità è nata la collaborazione con Tamat, la ong operante da 30 anni a Perugia e nel mondo. “Quando parliamo di diaspora parliamo di sviluppo e stabilizzazione – spiega Mamud Idrissa Bune, presidente dell’Alto Consiglio dei maliani in Italia nel corso della trasmissione Mondo Migliore di Umbria Radio. La diaspora maliana è fortemente presente nell’economia e nello sviluppo del paese. Nel 2020, è riuscita a contribuire inviando 100 miliardi alla popolazione nel paese d’origine”. In Italia sono oltre 60mila i maliani presenti sul territorio che l’Alto Consiglio dei maliani cerca di supportare e aiutare nell’integrazione anche grazie “alla preziosa collaborazione con Tamat Ong”. Infatti, i due enti sono partner di diversi progetti che puntano a contrastare il problema della disoccupazione giovanile in Mali, facendo formazione professionale, come i progetti “Bara Ni Yiriwa” e “AwAwartMali“.

Favorire l’integrazione e una migrazione regolare

Tra gli obiettivi di Tamat ong c’è anche quello di favorire l’integrazione dei cittadini stranieri presenti in Italia e garantire una migrazione ‘regolare’ per quanti vogliono lasciare il paese d’0rigine per motivi svariati motivi, tra cui, quello economico. “Lavoriamo in un’ottica di circolarità della migrazione – spiega Riccardo Milani, cooperante di Tamat – aiutando sia chi vuole restare dal proprio paese d’origine, con progetti di cooperazione, sia chi vuole partire, con progetti di pre-partenza, ma anche coloro che arrivano in Italia con progetti di inserimento nel nuovo cotesto”. In questo ambito rientra il progetto “Before You Go” attraverso il quale Tamat lavora per la costruzione di percorsi di formazione professionale che contesto alle persone che vogliono partire l’Itala di avere una base di lingua italiana, per favorire l’integrazione, ma anche corsi di formazione professionale. Un fenomeno, quello della migrazione che, secondo Milani “non può essere semplificato: non si possono usare slogan come ‘aiutiamoli a casa loro’ ma nemmeno apertura estreme – spiega – perché in questo modo si fanno delle semplificazioni troppo facili che non consentono di trovare una possibilità di sviluppo. Da sempre il mondo ha visto movimenti di popolazioni per diverse ragioni, di natura economica o problemi territoriali come la guerra – continua Milani -: la concatenazione di questi eventi non può essere riassunta in slogan per identificare un fenomeno che da sempre caratterizza l’uomo. La naturalezza del movimento di popolazioni, gli scambi culturali che sempre di più oggi sono parte della nostra educazione, non possono essere limitati da barriere legali o fisiche. Questi limiti – conclude il cooperante  –  fanno sì che ci sia un impoverimento delle popolazioni che invece crescono grazie all’interscambio tra altri mondi e altre culture”.


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