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Crollo demografico, Blangiardo (Istat): “Covid, picco mortalità di portata bellica”

Written by on 25/09/2021

Crollo demografico, Blangiardo (Istat): “Covid, picco mortalità di portata bellica”

Nel 2020 i morti sono stati il doppio dei nuovi nati, in Umbria -5.884 residenti

25/09/2021

crollo demografico covid

Giancarlo Blangiardo, presidente dell'Istat

Rispetto al crollo demografico, “il Covid è stata la terza guerra mondiale e la paura ha tagliato le gambe alle nascite”: queste le parole del professore Giancarlo Blangiardo, presidente dell’Istat, intervenuto venerdì nell’ambito della seconda giornata di Family for the Future, il festival delle politiche famigliari organizzato dall’Ufficio delle politiche familiari del Comune di Todi, in programma fino a domenica 26 settembre.

In Umbria -5.884 residenti

“Nel 2020 c’è stato un picco di mortalità di portata bellica – ha spiegato il numero uno dell’Istat -: la pandemia è stata la terza guerra mondiale. Da marzo dell’anno scorso ad aprile 2021 c’è stato lo stesso numero di morti rilevati tra civili e militari dal 10 giugno del 1940 all’8 settembre del 1943”. Le “strategie per contrastare la denatalità” sono state al centro dell’incontro nell’ambito del festival della famiglia di Todi, a cui ha preso parte anche la professoressa Rosita Garzi, sociologa dell’Università degli studi di Perugia. Nella sua relazione, Blangiardo ha illustrato i “numeri del crollo: dal 2013 al 2019, l’Italia ha perso 705mila residenti che salgono a 1,3 milioni se il conto comincia dal 2002. “Dal 2013 – ha aggiunto il presidente dell’Istat – ogni anno abbiamo toccato un nuovo record negativo di nascite”. Nell’anno della pandemia, il 2020, sono stati registrati 404milanuovi nati e 746mila decessi. Per il 2021 la stima è che il numero di nascite crollerà ancora verso una forbice compresa tra 379 e 385mila. Se l’Italia piange, sicuramente l’Umbria non ride: nel 2020 i nati sono stati 5.200, i decessi 11mila, con un saldo negativo di -5.884 residenti. Anche a causa della perdita di “attrattività” nei confronti dei flussi migratori. Stesso trend per il Comune di Todi: 72 nati, 233 morti e -185 residenti. Tutto questo, aspettando quelli che potrebbero essere gli effetti futuri della pandemia. L’Istat ha già rilevato che l’effetto paura ha tagliato le gambe ancora di più alla natalità: a dicembre 2020 si vedono gli effetti della percezione che c’era a marzo dello stesso anno, periodo di massimo picco delle morti da Coronavirus. “Fra marzo e aprile del 2020 – ha detto Blangiardo – la parola contraccezione è stata la più ricercata su Google. Abbiamo rilevato la stessa paura che si diffuse al tempo del disastro nucleare di Chernobyl”.

Misure demografiche strutturali

E allora, cosa fare? “In questa situazione – spiega il presidente dell’Istat – gli equilibri del sistema rischiano di saltare. Tra pochi decenni arriveremo a circa 14 milioni di over 65 e ad oltre 2 milioni di over 90. Servono misure demografiche che siano strutturali e non solo di contrasto all’esclusione sociale – ha suggerito riferendosi all’assegno unico universale – ma servono anche strumenti per contenere l’emigrazione italiana e per favorire l’invecchiamento attivo”. Di occupazione e natalità ha invece parlato la professoressa Garzi, sociologa del lavoro dell’Università degli studi di Perugia. “La discriminazione della donna sul lavoro – ha affermato – comincia quando si discrimina un uomo dalla paternità”. Al centro della discussione le normative che regolano i congedi familiari e che, attualmente, “concedono” ai lavoratori che diventano padri un massimo di dieci giorni di assenza dal lavoro. Normative che, in qualche modo, indirizzano la scelta di un imprenditore al momento di scegliere chi assumere tra un uomo e una donna. “Dobbiamo passare da un concetto di conciliazione a uno di armonizzazione tra famiglia e lavoro”.

 

 

 


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