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Crisi, gioia e niente lamentazioni: Chiesa Umbra e la sfida della pandemia

Written by on 28/05/2022

Crisi, gioia e niente lamentazioni: Chiesa Umbra e la sfida della pandemia

"Dal conteggio al contagio": la ricetta di monsignor Castellucci in apertura dell'Assemblea ecclesiale regionale a Foligno

28/05/2022

chiesa umbra pandemia

L'Assemblea ecclesiale regionale a Foligno

Si è aperta sabato mattina l’Assemblea Ecclesiale Regionale della Chiesa Umbra, nella parrocchia di San Paolo a Foligno. Dopo il 2019, i delegati delle Chiese umbre sono tornati ad incontrarsi per riflettere insieme sul nuovo cammino delle diocesi dopo il periodo dell’emergenza sanitaria da Covid. Ad aprire i lavori monsignor Erio Castellucci, uno dei tre vice presidenti della Conferenza episcopale italiana, arcivescovo abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, con la relazione “Quale ripresa? Per una sapienza pastorale dopo la pandemia”. Da dove ripartire nelle comunità ecclesiali dopo lo ‘sconforto’ che ha colpito la Chiesa dopo due anni di pandemia? È stata questa la domanda centrale su cui si è concentrato monsignor Castellucci sottolineando non tanto con ‘cosa’ ma un ‘come’: un atteggiamento che le comunità devono adottare per affrontare le sfide, le crisi “che fanno parte della vita”. Nel suo intervento monsignor Castellucci ha ripercorso le sfide e le crisi degli ultimi anni: la crisi economica del 2008, la crisi migratoria del 2011, la crisi ambientale del 2015, la crisi sanitaria da Covid del 2020 e, non ultima, la crisi della guerra in Ucraina. “Le crisi non vanno schivate ma affrontate” ha sottolineato il relatore nel corso del suo intervento rimarcando però l’atteggiamento che deve contraddistinguere i cristiani: “la gioia e senza lamentazioni”. “Essere una fraternità gioiosa” ha esortato nuovamente monsignor Castellucci anche ai microfoni di Umbria Radio nel corso della trasmissione Xl News. Passare da una logica del ‘conteggio’ a una logica di ‘contagio’ ha esortato Castellucci: “Non è tanto importante contare i risultati ma essere autentici, accettando anche le debolezze. Siamo sempre preoccupati dei numeri, che sono indicatori interessanti, però la debolezza deve diventare forza, e cambiare la nostra mentalità passando dal conteggio al contagio. Dobbiamo creare dei luoghi di accoglienza e di ascolto che intercettino la vita delle persone, lì dove esse vivono, casa, luoghi di lavoro e di socialità, e non necessariamente nelle parrocchie”.

Spirito di rinnovamento e di speranza

Le parole di monsignor Castellucci fanno eco allo spirito e all’atteggiamento con cui i circa 200 delegati sono venuti a Foligno per confrontarsi ma soprattutto per “riscoprire la gioia dello stare insieme e di essere veramente ‘fraternità gioiose’”, ha osservato monsignor Renato Boccardo, arcivescovo della diocesi di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza Episcopale Umbra ai microfoni di Umbria Radio. “C’è voglia di rimettersi in movimento, non per fare qualche cosa ma per rinsaldare legami di comunione e di fraternità e di comunione che ci fanno guardare con ‘tenerezza’ al nostro mondo bisognoso più che mai di un messaggio di vita e di speranza – ha sottolineato il presidente dei vescovi umbri -. Abbiamo ‘venti di guerra’ che ci minacciano, ci sono le conseguenze del Covid, le difficoltà economiche: a questo mondo ferito, i cristiani devono dare un segnale di vita, e questo incontrarsi questa mattina può essere un segnale verso chi ci guarda ma anche un incoraggiamento per chi è venuto. Siamo eredi di un grande patrimonio che si consolida e si rafforza nella misura in cui è condiviso”. La lamentazione nella Chiesa? “Oggi qui a Foligno respiriamo un’aria diversa – dice Boccardo -. Non possiamo nascondere le difficoltà e tutte le fatiche che ci appesantiscono come comunità e singoli individui, ma allo stesso tempo piangerci addosso o fare la lista delle lamentele non ci porta da nessuna parte. Dobbiamo prendere atto di questa realtà e dentro questa realtà andare avanti anche dando vita ad alcune esperienze particolarmente significative che possano interpellare e incuriosire coloro che per ragioni diverse, almeno apparentemente, sembrano non essere interessati. ‘Chi te lo fa fare?’ è la domanda che dobbiamo suscitare a chi guarda da fuori”. La ‘gioia’ dello stare insieme è quindi il clima che caratterizza questa nuova Assemblea ecclesiale, in continuità con lo spirito della precedente assemblea del 2019, come sottolinea don Marcello Cruciani, della diocesi di Orvieto-Todi che fu uno dei due coordinatori dell’evento del 2019.


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