Amelia, post ‘sessista’ del consigliere Galli: è subito polemica

Written by on 06/11/2020

Amelia, post ‘sessista’ del consigliere Galli: è subito polemica

Le consigliere di parità della Provincia di Terni: "Sconcertate. Affermazione retrograda"

06/11/2020

amelia post galli

La sede della Provincia di Terni

AMELIA – Il consigliere comunale di Amelia, Massimiliano Galli continua a far discutere per il suo utilizzo dei social, e dei suoi post su Facebook. Dopo diversi episodi, uno legato alla cantante Emma Marrone che gli è costato l’espulsione dalla Lega nel 2019, Galli ci ricade e stavolta pubblica un post in cui esulta per la perdita di lavoro femminile dovuta al Covid (non tutti i mali vengono per nuocere”) e prosegue invitando le donne a dedicarsi alla loro vocazione “naturale” di fare solo le mamme”.

“Frase sessista e retrograda”

A sollevare il caso sono le consigliere di parità della Provincia di Terni, Maria Teresa Di Lernia, responsabile, e Ivana Bouché, vice, che hanno diffuso un comunicato nel, quale esprimono “sconcerto rispetto alle esternazioni del consigliere comunale di Amelia, Massimiliano Galli. “Ci sembra francamente un’affermazione retrograda, basata sulla solita presunta naturalezza di funzioni laddove – sostengono la Di Lernia e la Bouché – queste sono frutto di condizionamenti sociali e culturali ma soprattutto grave perché pronunciata da un rappresentante istituzionale non nuovo ad esternazioni offensive o contrarie alle donne. Ci sembra che non si discosti da questa linea, che discrimina di fatto la donna, l’affermazione dell’assessora alle politiche di genere del Comune di Amelia, Antonella Sensini, che non ravvisa alcuna violenza di genere nella battuta sessista, oltre che volgare, rivolta alla ministra Azzolina dall’ex presidente del Consiglio comunale di Amelia, Leonardo Pimpinelli che, generando le giuste reazioni delle donne, lo ha costretto a dare le dimissioni dall’incarico. Il linguaggio sessista concorre in modo potente alla costruzione ed implementazione di una cultura che semina mancanza di rispetto nei confronti delle donne, la stessa che genera violenza nei loro confronti”, sottolineano, aggiungendo poi che “la violenza, anche solo verbale, non è mai giustificabile, tantomeno se viene da rappresentanti istituzionali, che per il ruolo che occupano, dovrebbero stare ben attenti al linguaggio che usano. Non sono solo battute, è un pensiero, un’idea del femminile da rigettare e condannare. Ci chiediamo: che problema hanno questi amministratori locali con il genere femminile? Si impegnassero di più nella battaglia, anche culturale per una reale e dignitosa parità tra i generi; per la carica che occupano, lo possono fare ed è loro dovere farlo”.

Il lavoro femminile in Umbria

Oltre ad esprimere il loro “sconcerto”, le consigliere di parità hanno anche fornito una serie di dati relativi alla situazione occupazionale femminile. “Il tasso di occupazione delle donne in Italia non arriva al 50%, il 27% lascia il lavoro dopo il primo figlio e poi dedica alla casa ed ai figli il doppio del tempo del partner (dati Istat). Il 72% dei rientri al lavoro su 2,7 milioni dopo il 4 maggio 2020 sono stati di uomini con la conseguenza di caricare ulteriormente le donne dei lavori di cura rischiando di ridurre ancora di più la loro offerta di lavoro. Il tasso di occupazione femminile in Italia è da sempre fanalino di coda in Europa in più, come se non bastasse da studi della fondazione consulenti del lavoro emerge che a subire le penalizzazioni più forti a causa del Covid sono le donne che hanno perso ben 470.000 posti di lavoro. In Italia fra le donne adulte (20-50 anni) le diagnosi di Covid­19 sono state di circa 10 punti superiori rispetto agli uomini, poiché nei servizi essenziali welfare e cura, la maggioranza sono lavoratrici donne, cosi come nella vendita al dettaglio, call center, grande distribuzione, pulizie. Nel turismo si pensa che la perdita di lavoro femminile sarà altissima come anche nella ristorazione, settori dove più dell’80% della forza lavoro è costituita da donne. La convivenza forzata ha aumentato i casi di violenza domestica; la chiusura delle scuole ha aumentato gli oneri di cura a carico delle donne. In Umbria, si sta consolidando nel tempo una forte specificità femminile nei contratti part time. Nel 2018 a lavorare a orario ridotto era una donna su tre, oltre 50 mila su un totale di 155 mila. Lo sbilanciamento di genere si fa ancora più marcato quando si ha a che fare con il part time involontario senza considerare i casi di molestie e discriminazioni sul lavoro”.


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